Chiesa di Sant'Esuperanzio

 

Indirizzo: Via S. Esuperanzio 

Coordinate (google maps): 43°22'47.10"N 13°12'34.79"E

 

Le prime notizie, dell’esistenza a Cingoli di una chiesa dedicata a S. Esuperanzio, ci giungono da una bolla di papa Innocenzo II del 24 maggio 1139 che ne conferma la proprietà al monastero di Fonte Avellana. Nelle più antiche testimonianze, infatti, essa è sempre posta fra i beni posseduti o dal monastero di Fonte Avellana o da quello di Valfucina (posto nei pressi del Monte S. Vicino) senza che mai un accenno faccia supporre o confermi l’esistenza di edifici anteriori. Si ipotizza, infatti, che la chiesa venne edificata su un preesistente edificio di epoca romana, probabilmente un tempio (1).  

Nella bolla di Lucio III del 4 aprile 1184 e diretta all’abate di Valle Focina sono elencati i beni posseduti da quella abbazia e se ne fa la distinzione in edifici di culto, in cella, in cappella ed in chiesa; della chiesa di S. Esuperanzio così si dice: omne jus quod habetis in ecclesia Sancti Esuperantii de Cingulo lasciando intendere che già allora, era una chiesa ampia, come l’attuale.

 

Chiesa di S. Esuperanzio (foto del 2/1/2004)

La scarsità dei documenti del XII e XIII secolo non ci permette di seguire le vicende della chiesa; pochi sono anche gli accenni alla vita monastica della comunità residente nel piccolo monastero costruito accanto alla chiesa. Ancora scarse e frammentarie sono le notizie del XIV secolo sulla vita monastica e parrocchiale della comunità di S. Esuperanzio e sull’influsso di questa nella vita religiosa e civile di Cingoli. Nel XV secolo la chiesa venne restaurata e arricchita di affreschi di artisti di scuola umbro-marchigiana. Con la bolla di papa Pio V del 10 dicembre 1569 fu soppressa la congregazione avellanita e quindi anche il monastero di S. Esuperanzio fu chiuso e i suoi beni ceduti ad abati commendatari. Con la bolla del 12 aprile 1764 di Papa Clemente XIII la chiesa venne eretta ad Insigne Collegiata con sei canonici ed una dignità.  

 

Chiesa di S. Esuperanzio, portale (foto del 7/6/2014)

 

La chiesa si presenta in forme romanico-gotiche. La facciata, a due spioventi, è costruita con conci di arenaria e breccia cementata. Il portale è costituito da un fascio di cornici e di ghiere, alcune composte da colonnine lisce o tortili, altre da pilastri rettangolari ornati di rilievi e di foglie che terminano in capitelli scolpiti con motivi floreali. Vario è il materiale adoperato per la costruzione, in massima parte arenaria, ma anche marmo bianco e verde. Sull’architrave è scolpito il mistico agnello fra i simboli degli evangelisti: l’uomo simbolo di S. Matteo e l’aquila simbolo di S. Giovanni a destra; il leone e il toro, rispettivamente, simboli di S. Marco e S. Luca a sinistra. All’estrema sinistra, in caratteri gotici, c’è un’iscrizione che testimonia la conclusione dei lavori con la collocazione del portale stesso:  

Anno D(omi)ni : M(illesimo)C

CLXXXV : t(em)p(o)r(e)

do(m)pni Iacobi E-

ugubini : magi-

ster Iacobus

fecit h(oc) opus  

Nell’anno del Signore 1295, essendo priore Giacomo da Gubbio, maestro Giacomo fece quest’opera

 

 

Il maestro Giacomo è da identificare con Giacomo da Cingoli, autore, fra l’altro, dei portali delle chiese di S. Francesco e S. Nicolò a Cingoli.  

 

Chiesa di S. Esuperanzio (foto del 7/6/2014)

 

Chiesa di S. Esuperanzio, particolare del portale (foto del 7/6/2014)

 

 

Chiesa di S. Esuperanzio, lunetta del portale (foto del 7/6/2014)

 

Nella lunetta del portale è raffigurato S. Esuperanzio in abiti pontificali affiancato da due angeli. Sotto il rosone, al di sopra del portale, è posta in una nicchia l’immagine di S. Esuperanzio raffigurato con gli abiti vescovili e reggente con la mano sinistra il gonfalone. Il rosone è in travertino di Avenale di Cingoli.

L’interno della chiesa è ad una sola navata di 15 m di larghezza, 33,50 m di lunghezza e 14,10 m di altezza. La copertura, a tetto scoperto con travatura lignea, è sorretta da sei archi a sesto acuto in pietra arenaria poggianti su pilastri rettangolari con capitello a forma di cornice aggettante.

Sul presbiterio, rialzato rispetto al pavimento della chiesa di 1,34 m, poggiano delle colonne in stile romanico che sorreggono la tribuna. Sul pilastro destro della tribuna, a circa tre metri dal pavimento, è collocata una pietra arenaria sulla quale è scolpito un sigillo tondo della congregazione dei monaci avellaniti. Nel campo del sigillo compaiono la croce, la fonte, l’Avellana e nel bordo, la scritta: Sigillum Sanctae Crucis Fontis Avellanae.

 

Chiesa di S. Esuperanzio, interno (foto del 7/6/2014)

 

 

Sigillo di Fonte Avellana (da Avarucci-Salvi, tav. XIII)

Sigillo di Fonte Avellana (foto del 7/6/2014)

 

Dietro l'altare maggiore si trova il coro del 1846, in stile gotico realizzato su disegno di Aldebrando Leali ed una sedia vescovile, intarsiata, realizzata nel 1974 dall'ebanista cingolano Raffaele Muzi (1933-2005). Nella parete a destra dell'altare maggiore è posto un organo del 1792 costruito da Gaetano Antonio Callido opera n° 305 a che, originariamente collocato in una cantoria sopra l'ingresso della sagrestia, da lì venne spostato nel 1917 sulla tribuna, dall'organaro e restauratore cingolano Alceste Cioccolani, e recentemente spostato nella posizione attuale. La volta che sorregge la tribuna è affrescata con immagini, probabilmente del XVI secolo, che rappresentano i quattro evangelisti e sul muro di fondo lo Spirito Santo, contornato da angeli, con alla destra S. Pietro ed alla sinistra S. Paolo.

I lavori di restauro eseguiti nel 1920 riportarono alla luce, sotto uno spesso strato di intonaco (2), affreschi eseguiti come ex-voto nei secoli XV e XVI da diversi autori di scuola umbro-marchigiana.

Nel primo altare a destra rispetto all'altare maggiore c'è una piccola edicola con una statua del XVII secolo, Madonna del Sasso, proveniente dalla vicina chiesa omonima. Nel XVIII secolo l'altare era di giuspatronato del Capitolo della chiesa stessa e la pala era costituita da un dipinto di autore ignoto, Il Cenacolo, che ora si trova nella sala del Capitolo. Nella campata successiva è visibile quanto resta di un affresco del XV-XVI secolo di incerta interpretazione. Nel XVIII secolo, in questa campata era posto il pulpito delle prediche.

 

Affresco di incerta interpretazione (foto del 7/6/2014)

 

Nell'altare successivo, nel XVIII secolo giuspatronato di Carlo Frosi, era posto un dipinto, Sant'Andrea e San Pietro chiamati all'apostolato di Gesù, di autore ignoto, oggi collocato nella sala del Capitolo. Attualmente sulla parete è visibile parte di un affresco del 1508, Vergine in trono con San Rocco e San Sebastiano.

 

Vergine in trono con San Rocco e San Sebastiano. 1508 (foto del 2/1/2004)

 

Nel terzo altare a destra rispetto all'altare maggiore, nel XVIII secolo giuspatronato del canonico Simone Tomassoni, era posto il dipinto di autore ignoto Sant'Eurosia Martire. Attualmente è visibile un affresco frammentario raffigurante probabilmente Sant'Esuperanzio e San Rocco.

Nell'ultimo altare, nel XVIII secolo giuspatronato del priore Felice Paoli, precedentemente della famiglia Vannucci, era collocato un dipinto, L'Annunciazione, di autore ignoto, esposto oggi nella sala del Capitolo. Attualmente  è visibile un affresco del 1434 circa attribuito ad Arcangelo Cola da Camerino (1416-1525)  composto nella parte inferiore da La Vergine col Bambino, Santa Caterina d’Alessandria e Sant’Orsola e nella parte superiore, in una lunetta, L'Annunciazione. A destra di S. Orsola sono appena riconoscibili S. Esuperanzio e S. Nicola.

 

Composizione attribuita ad Arcangelo Cola da Camerino. Nella lunetta superiore vi è L’Annunciazione. La parte inferiore raffigura La Vergine col Bambino, Santa Caterina d’Alessandria e Sant’Orsola, 1434 (foto del 2/1/2004)

 

Nel primo altare a sinistra rispetto all'altare maggiore, nel XVIII secolo giuspatronato della famiglia Simonetti, era collocato il dipinto di Sant'Esuperanzio, di autore ignoto, attualmente esposto nella sala del Capitolo. Sulla parete è oggi visibile un pregevole crocefisso ligneo di scuola umbro-marchigiana del XIII secolo con le braccia disgiunte dal corpo.

 

 

Altare giuspatronato famiglia Simonetti (foto del 7/6/2014)

 

Crocefisso ligneo (foto del 2/1/2004)

 

Nel secondo altare a sinistra rispetto all'altare maggiore, giuspatronato della famiglia Silvestri a partire dalla prima metà del XVI secolo, c'era il dipinto di Sebastiano del Piombo (1485-1547), Flagellazione di Gesù, collocato oggi all'interno della sagrestia. Attualmente sulla parete sono parzialmente visibili due affreschi inquadrati all'interno di due lunette sovrapposte; in quella superiore sono raffigurati I Quattro Santi Coronati mentre in quella inferiore il soggetto non è identificabile.

 

I Quattro Santi Coronati ed in basso un soggetto non identificabile (foto del 2/1/2004)

 

Nel pilastro adiacente è visibile un affresco con Il volto di Cristo impresso nel velo della Veronica alla cui base si legge la scritta S(epulcrum) GOTIJ con la raffigurazione di alcuni attrezzi da scalpellino. Si tratta probabilmente di un ex-voto del mastro scalpellino Gozii della Confraternita dei Muratori devota ai Santi Quattro Coronati (venerati nell'altare adiacente).

 

Il volto di Cristo impresso nel velo della Veronica, sec. XV (foto del 2/1/2004)

 

Nel terzo altare a sinistra rispetto all'altare maggiore, nel XVIII secolo giuspatronato di Bernardino Benignetti, ma in precedenza della famiglia Cima, era collocato un dipinto  del XVI secolo, Lo sposalizio della Vergine di Antonio Liberi detto Antonio da Faenza (1456-1534) che ora si trova nella sagrestia. Attualmente sulla parete è visibile parte di un affresco del 1503 Madonna in trono col Bambino, Sant'Esuperanzio e San Bernardino da Siena, opera di Antonio Solaro detto lo Zingaro (1465-1530). Sotto l'affresco c'è una scritta che ricorda il nome e lo scopo del committente: HOC OPVS F.F. BERNARDINVS BRVNETTI PRO VOTO A.D. 1503.

 

Madonna in trono col Bambino, Sant'Esuperanzio e San Bernardino da Siena, di Antonio Solaro, 1503 (foto del 2/1/2004)

 

Il quarto e ultimo altare a sinistra rispetto all'altare maggiore, nel XVIII secolo, era giuspatronato della famiglia Raffaelli, il cui stemma è tuttora visibile sopra l'architrave dell'ornato in pietra. Prima di essere adottato a fonte battesimale nella parete si trovava un dipinto del XVII secolo, San Michele Arcangelo, la Vergine e la Maddalena opera del pittore Giuseppe Vanneccioni (1564-1639) attualmente conservato nella sala del Capitolo. Alla destra del battistero è visibile un affresco del XVI secolo, S. Girolamo penitente ed orante davanti al Crocefisso, alla cui base si legge Geronimo D'Arcangelo F.F. pro voto A.D. 1530.

 

S. Girolamo penitente ed orante davanti al Crocefisso, 1530 (foto del 2/1/2004)

 

Sulla controfacciata, a destra dell'ingresso è visibile parte di un affresco del XV secolo, di autore ignoto, in cui sono raffigurati, nella parte inferiore, Sant'Antonio Abate, San Giovanni Battista e San Cristoforo col Bambino Gesù in spalla e nella parte superiore, in una lunetta, La Pietà. A lato di questo affresco è visibile un sottostante affresco lacunoso di epoca anteriore il cui soggetto non è identificabile, rimanendo visibile solo una figura di un santo a cavallo. Sempre sulla destra, rispetto all'ingresso, è visibile un affresco del XVI secolo, Crocefisso, molto venerato un tempo perché si riteneva che facesse placare i mal di testa.

 

 

Sant'Antonio Abate, San Giovanni Battista e San Cristoforo col Bambino Gesù in spalla e in alto La Pietà, XV sec. (foto del 2/1/2004)

 

Crocefisso, sec. XVI (foto del 2/1/2004)

 

All'interno della sagrestia, a pianta ottagonale allungata, sono conservate numerose opere che coprono un arco temporale compreso fra il XV e il XIX secolo. Una delle più importanti è senz'altro la Flagellazione di Gesù del pittore Sebastiano Luciani detto del Piombo (1485-1547). Il dipinto è una parziale replica dell'olio su muro del battistero in S. Pietro in Montorio a Roma. Il dipinto venne anche riprodotto in una tavola calcografata nell'opera del 1644 di Orazio Avicenna "Memorie della città di Cingoli".

 

Tavola calcografata di Orazio Avicenna

 

Ai lati dell'opera di Sebastiano del Piombo sono collocati due dipinti del XVII secolo, di autore ignoto, entrambi copie di opere del pittore Giuseppe Ribera detto lo Spagnoletto (1588-1652): Martirio di San Barolomeo e Martirio di San Sebastiano. Sulla parete opposta, sopra l'altare della sagrestia, c'è un dipinto di Giannandrea Lazzarini (1710-1801), Vergine col Bambino. Ai lati di questo dipinto sono collocati due ritratti del XVIII secolo, di autore ignoto, rappresentanti due illustri personaggi cingolani: il Marchese Francesco Maria Raffaelli (1715 - 1789), storico, e il priore Giovanni Battista Crescioni (1715-1787), canonico della Cattedrale.

Sulla parete a ridosso della chiesa ci sono lo Sposalizio della Vergine di Antonio Liberi detto Antonio da Faenza (1456-1534), Sant'Esuperanzio benedice l'acqua lustrale per scongiurare la peste a Roma e San Michele Arcangelo e Santa Sperandia entrambi di Alessandro Ricci (1749-1829). Sulla parete a ridosso della Collegiata è posto il polittico di Giovanni Antonio Bellinzoni da Pesaro (1415-1478), Madonna in trono col Bambino e Santi. Nel dipinto è raffigurata al centro la Madonna in trono col Bambino, alla cui destra si riconoscono i Santi Esuperanzio e Albertino da Montone; alla sinistra i Santi Stefano e Nicola di Bari; sopra la Madonna è raffigurata la Crocefissione; sopra S. Albertino c'è l'Angelo annunziante e sopra S. Nicola la Vergine Maria annunciata; al di sopra di S. Esuperanzio e S. Stefano sono raffigurati due santi non identificabili.

 

Schema della chiesa e collocazione delle opere (tratto da: Chiesa di Sant'Esuperanzio, di G. Pecci, p. 5)

 

Sotto il presbiterio, allargato nel 1770, è stata realizzata la cripta dove sono conservate le reliquie di S. Esuperanzio (3), rinvenute, in maniera del tutto inattesa durante dei lavori di pavimentazione della chiesa, il 24 gennaio 1495. La volta della cripta è stata decorata a tempera nel 1803, con episodi della vita del Santo (L'ultima comunione di S. Esuperanzio prima di morire, S. Esuperanzio fatto prigioniero a Roma, Predicazione del Santo a Roma, Ingresso del Santo a Roma, Il battesimo dei cingolani, I funerali di S. Esuperanzio, La guarigione di un fanciullo sulla tomba del santo) e con le Virtù Cardinali (Giustizia, Temperanza, Fortezza, Prudenza) dal pittore fermano Alessandro Ricci (1749-1829), mentre le pareti sono decorate con lavorazioni in scagliola dal maestro Giuseppe Mazzanti (1760-1837). Sulle pareti sono poste 14 lastre marmoree, alcune con semibusti o ritratti, in memoria di personaggi o avvenimenti collegati alla vita di S. Esuperanzio.

Adiacente alla parete esterna sud della chiesa venne costruito nella prima metà del XVI secolo un loggiato che immette nella casa parrocchiale. E' composto da quattro archi, poggianti su colonne romaniche, che sostengono il ballatoio con archi in cotto e colonnine di pietra.  

 

Chiesa di S. Esuperanzio, loggiato (foto del 23/8/2013)

 

Chiesa di S. Esuperanzio, loggiato (foto del 23/8/2013)

 


(1) A. Pennacchioni, La monumentale chiesa di S. Esuperanzio in Cingoli, Cingoli 1978, p. 52-53

(2) Nel secolo XVI la chiesa venne usata come lazzaretto durante l’epidemia di peste del 1591. Cessato ogni pericolo di contagio, si usava disinfettare gli ambienti, prima bruciando zolfo e poi cospargere ed imbiancare le pareti con la calce. A. Pennacchioni, La monumentale chiesa, cit. p. 37

(3) Per una lettura critica del personaggio S. Esuperanzio: S. Prete, La “Vita S. Exuperantii”. Annotazioni storico-critiche, in AA.VV., Cingoli dalle origini al sec. XVI. Contributi e ricerche, Atti del XIX Convegno di Studi Marceratesi, Cingoli 15-16 ottobre 1983, "Studi Maceratesi" 19, Macerata 1986, pp. 177-185  - G. Avarucci, Una lamella iscritta, in AA.VV., Cingoli dalle origini al sec. XVI. Contributi e ricerche, Atti del XIX Convegno di Studi Marceratesi, Cingoli 15-16 ottobre 1983, "Studi Maceratesi" 19, Macerata 1986, pp. 187-216

Fonte:

P. Appignanesi, Guida della città e del territorio, in Cingoli. Natura Arte Storia Costume, Cingoli 1994, pp. 116-117

A. Pennacchioni, La monumentale chiesa di S. Esuperanzio in Cingoli, Cingoli 1978

G. Pecci, Chiesa di Sant'Esuperanzio, Cingoli 2013 (dispensa ad uso delle guide turistiche della Pro Loco)

G. Avarucci - A. Salvi, Le iscrizioni medioevali di Cingoli, Padova 1986, pp. 19-41

 

 


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