Chiesa di Sant'Esuperanzio

 

Indirizzo: Via S. Esuperanzio 

Coordinate (google maps): 43°22'47.10"N 13°12'34.79"E

 

Le prime notizie dell’esistenza a Cingoli di una chiesa dedicata a S. Esuperanzio risalgono al 1139: una bolla di papa Innocenzo II del 24 maggio 1139 conferma al monastero di Fonte Avellana anche l'ecclesiam Sancti Superantii de Cingulo cum aliis ecclesiis earumque pertinentiis.

Nel 1184, come testimonia la bolla di papa Lucio III del 4 aprile, anche il monastero di S. Maria di Valfucina aveva dei diritti, non ben precisati, sulla chiesa di S. Esuperanzio: omne jus, quod habetis in ecclesia S. Superantii de Cingulo. Valfucina continuerà negli anni ad esercitare dei diritti sulla chiesa. Ciò risulta dalla bolla di Gregorio IX del 10 aprile 1236 con la quale il papa prende sotto la protezione della sede apostolica il monastero di S. Maria di Valfucina riconfermandogli tutti i suoi possessi e diritti; tra di essi compare ancora una volta l'ecclesia S. Superantii de Cingulo. Oltre a questi due documenti non si hanno ulteriori notizie di rapporti diretti fra Valfucina e la chiesa di S. Esuperanzio che risulterà, in tutti gli altri documenti e fino alla metà del XVI secolo, sempre dipendente del monastero di Fonte Avellana.

Il 3 novembre 1187 papa Gregorio VIII prende sotto la protezione della sede apostolica il monastero di Fonte Avellana e ne conferma possessi e diritti; nella bolla papale si ricorda, fra i possedimenti, l'ecclesiam Sancti Superantii de Cingulo.

L'ecclesiam Sancti Superantii de Cingulo è riconfermata fra i possessi di Fonte Avellana anche nella bolla di papa Celestino III del 24 aprile 1196 e in quella di papa Innocenzo III del 24 settembre 1202.

Nel 1209 si cita per la prima volta un priore di S. Esuperanzio. In una controversia del 6 agosto, riguardo ad alcune vertenze su possessi e chiese, fra Ugo abate di S. Maria di Valfucina e Attone priore della Canonica dei SS. Incoronati sono citati come testimoni Donnus Jo.es Baptista Petepezzo etiam et investitor prior S. Superantii et donnus Albericus. Fonte Avellana quindi non solo vantava diritti sulla chiesa ma vi fissa anche una dimora per i propri monaci.

Il 7 aprile del 1218 la bolla di papa Onorio III conferma ancora l'ecclesiam Sancti Superantii de Cingulo tra i possessi della chiesa di Fonte Avellana.

Con l'atto di permuta del 6 settembre del 1218, Anselmus Prior Ecclesiae S. Superantii, alla presenza di Rainaldi Prioris Heremi S. Crucis Fontis Avellane, concede una porzione di terra, presso Porta Montana, all'Ospedale dello Spineto in cambio di un terreno di proprietà dell'Ospedale in plano civite infra portam Montanam per edificare una chiesa in onore dei santi Esuperanzio e Nicola, oggi S. Nicolò. La costruzione quasi contemporanea delle chiese di S. Nicolò e di S. Esuperanzio dimostra che agli inizi del XIII secolo, il priorato di S. Esuperanzio già possedeva dei beni, riscuoteva molta considerazione da parte del priore di Fonte Avellana e godeva di grande prestigio.

Nel 1227, Selvatico, procuratore ed economo del monastero di Fonte Avellana, con il consenso di Pietro priore di S. Esuperanzio, di Giovanni e Alberto (chierici) e di Albertone e Grimaldo di Giovanni (conversi della stessa chiesa), si accorda il 10 di febbraio con Parisio ed altri per alcuni mulini e per la loro manutenzione. Il priore Pietro compare anche in un documento del 29 maggio del 1235 dal quale si apprende che S. Silvestro Guzzolini, fondatore della congregazione benedettina dei Silvestrini, è presente a S. Esuperanzio per il dono di alcune terre da parte di Aliata Rolandi.

Il 16 ottobre 1244 le autorità comunali affidano un instrumentum alla custodia del priore Pietro concernente il castello di Civitello: Quedam instrumenta super castro Civitelli... item aliud instrumentum eiusdem negotii deposuit apud ecclesiam Sancti Exuperantii & receperunt Dopnus Petrus Prior & Dopnus Joannes Monacus pro communi predicto (F. M. Raffaelli, Appendice Delle memorie ecclesiastiche, p. 71).

Una tappa molto importante per la storia della chiesa di S. Esuperanzio e per tutta la comunità cingolana è rappresentata dal privilegio che il Legato della Marca cardinale Pietro Capocci invia al Comune di Cingoli il 16 agosto del 1250. Con questo atto, il Legato premia la fedeltà dei cingolani e concede al territorio di Cingoli l'esenzione dell'autorità vescovile eleggendo suo vicario il priore di S. Esuperanzio, il quale assume poteri come se fosse vescovo. Questa fase così favorevole spinge il priore, probabilmente, a dare inizio alla costruzione dell'attuale chiesa per la quale non mancano le generose offerte dei cingolani. Alla fine del 1276, ad esempio, un certo Benvenuto di Ludovico, secondo quanto si legge nel suo testamento, lascia ecclesie Sancti Exuperantii XX soldos pro laborerio ipsius.

Nel 1278 la parte della chiesa, di circa 19 metri di lunghezza, che va dall'abside e fino alla porticina laterale di sinistra era già stata realizzata. Lo dimostra l'iscrizione che si trova incisa nel muro sotto la finestra centrale della parete di fondo della chiesa, a circa 1,20 metri dal pavimento attuale: Anno. D(omi)ni. M.CCLXXVIII. t(empore). d(omini). N(icolai). p(a)p(e). III. do(m)n(us). Bartol(us). p(rior). S(ancti). Ex(uperantii). C(ingulanorum). ep(iscopi). (et). p(rotectoris). f(ecit)

 

Iscrizione  della parete di fondo (da F. M. Raffaelli, Delle memorie ecclesiastiche, p. 133)

 

Secondo l'Avarucci, l'iscrizione si riferisce, "non alla realizzazione della tribuna a tre arcate, come sostenuto da alcuni, ma alla costruzione della chiesa fino al punto dove si scorge una giuntura per tutta l'altezza delle due pareti perimetrali; la prima fase costruttiva si interruppe in quel punto" (G. Avarucci, Una lamella iscritta, p. 194).

Ben presto i lavori della chiesa furono ripresi e nel 1295 vennero portati a termine come dimostra l'iscrizione collocata nell'architrave del portale.

Alla fine del XIV secolo si hanno notizie di numerose donazioni da parte dei fedeli destinate ai lavori nella chiesa a dimostrazione che in quel periodo fu interessata da una nuova fase costruttiva. E' in questo periodo che, verosimilmente, fu realizzata la tribuna a tre archi con volte a crociera appoggiata alla parete di fondo. La tribuna potrebbe essere stata realizzata al posto di un originario tabernacolo del quale resterebbero soltanto le quattro colonne che sostengono la parte centrale della tribuna stessa.

Nel secolo successivo si hanno indizi di ulteriori lavori: all'inizio del 1492 il priore chiese elemosine al Comune per provvedere alla pavimentazione della chiesa e alla fine dell'anno, a seguito di nuove richieste, ottenne legna per far calce. Nel 1499 tali Iohannes Andreas ser Francisci Conti e Iacobus Gentilis Butoli furono incaricati di seguire i lavori di sistemazione del pavimento della chiesa.

Il 25 agosto del 1500, il Consiglio Generale del Comune di Cingoli, per la conservazione delle reliquie di S. Esuperanzio, stabilì di costruire una piccola cappella sotterranea al di sotto del presbiterio; si dovette scavare in profondità perché il presbiterio aveva una sopraelevazione di circa settanta centimetri rispetto al piano del pavimento. Si ottenne quindi un piccolo vano accanto alla parete perimetrale di destra al quale si accedeva dalla sacrestia attraverso una stretta scala tuttora esistente. All'interno di questo vano, le reliquie si custodirono fino al 1777 quando, in seguito alla costruzione della nuova cripta, furono disposte in posizione centrale e all'interno di un sarcofago di marmo.

Con la bolla di papa Pio V del 10 dicembre 1569 fu soppressa la congregazione avellanita e quindi anche il monastero di S. Esuperanzio fu chiuso e i suoi beni ceduti ad abati commendatari. Con la bolla di Papa Clemente XIII del 12 aprile 1764 la chiesa venne eretta ad Insigne Collegiata con sei canonici ed una dignità.

Lo storico medievalista Wolfgang Kroenig ritiene che "il modello a cui più immediatamente si ispira la chiesa di S. Esuperanzio sia costituito dalle chiese umbre, in particolare quelle sorte a Gubbio, a navata unica e con archi trasversali derivate da costruzioni cistercensi profane, come refettori e infermerie, piuttosto diffuse, specialmente ad opera degli Ordini mendicanti, nell'Italia centrale, soprattutto nel Lazio e in Umbria. Sulla base delle due iscrizioni presenti nella chiesa, una nell'abside sotto la finestra centrale e l'altra nell'architrave del portale, lo studioso ipotizza che la chiesa di S. Esuperanzio fu costruita tra il 1278 e il 1295" (A. Cherubini, Architettura e scultura medievali nel territorio di Cingoli, p. 159).

"Che l'attuale chiesa non sia anteriore al sec. XIII è provato dal fatto che nessuna delle chiese di questo tipo sorte a Gubbio e, più in genere in Umbria, è anteriore a questo secolo e dal fatto che il refettorio di Fossanova, considerato l'archetipo delle chiese a navata unica con archi trasversali dell'Italia centrale, risale al 1208. Pertanto, la chiesa di S. Esuperanzio di cui si ha memoria nel 1139 è da ritenersi, senza alcun dubbio, anteriore a quella giunta fino a noi. Molto verosimile, d'altra parte, deve considerarsi l'attribuzione della chiesa attuale alla seconda metà del sec. XIII, non solo per la presenza, assai significativa, delle due iscrizioni sopra riferite, ma anche perché l'ampiezza dell'ambiente, gli archi trasversali a sesto ogivale, il tipo di finestre, l'assenza originaria della cripta, depongono per una fase affermata del gotico" (A. Cherubini, Architettura e scultura medievali nel territorio di Cingoli, pp. 160-161).

Con molta probabilità fu il Duomo di Gubbio a costituire il modello per la chiesa di S. Esuperanzio; gli archi trasversali impostati su robusti pilastri addossati alle pareti laterali, le stesse dimensioni dei pilastri e gli intervalli fra di essi sono infatti piuttosto simili fra le due chiese.

La chiesa di S. Esuperanzio,  nonostante gli evidenti richiami alle chiese eugubine, presenta comunque delle peculiari caratteristiche. "Anzitutto non si hanno in S. Esuperanzio, diversamente dalle chiese umbra, finestre laterali, per cui la luce, provenendo dal rosone della facciata e dalle finestre della parete absidale, ha un decorso longitudinale. Ne è da trascurare il fatto che nella parete absidale le finestre sono tre, allineate, sormontate da un oculo, con forte richiamo a quella disposizione «ad triangulum» e a quella simbologia trinitaria che caratterizza le chiese cistercensi, per cui la luce assume, come in queste, un significato anche teologico e spirituale. Un altro elemento peculiare di S. Esuperanzio è l'assenza di contrafforti esterni, quasi sempre presenti nelle chiese umbre. Tale assenza di contrafforti all'esterno rende la nostra chiesa un capolavoro di tecnica costruttiva, tanto più che gli archi trasversali, essendo molto ampi, esercitano una forte spinta laterale. L'architetto ha dunque sapientemente calcolato tutte le forze e le resistenze inserendo nelle pareti anche dei grossi blocchi di pietra di epoca romana che rafforzano le pareti stesse. L'assenza di finestre nelle pareti laterali, inoltre, si spiega anche con la necessità di non alleggerire le medesime pareti. Un terzo elemento che differenzia la chiesa di S. Esuperanzio da quelle eugubine ed umbre è la presenza della loggia sul presbiterio" (A. Cherubini, Architettura e scultura medievali nel territorio di Cingoli, pp. 163-164).

 

Chiesa di S. Esuperanzio (foto del 2/1/2004)

 

 

Chiesa di S. Esuperanzio, portale (foto del 7/6/2014)

 

La chiesa si presenta in forme romanico-gotiche ed è costruita con blocchi regolari di pietra. La facciata è a due spioventi tripartita in senso longitudinale da un corpo mediano leggermente aggettante in cui si aprono il portale e il rosone. Il portale è costituito da un fascio di cornici e di ghiere, alcune composte da colonnine lisce o tortili, altre da pilastri rettangolari ornati di rilievi e di foglie che terminano in capitelli scolpiti con motivi floreali. Nella lunetta del portale è raffigurato S. Esuperanzio in abiti pontificali affiancato da due angeli.

 

Chiesa di S. Esuperanzio, lunetta del portale (foto del 7/6/2014)

 

Sull’architrave è scolpito, al centro, il mistico agnello fra i simboli degli evangelisti: l’uomo simbolo di S. Matteo e, alla sua destra, l’aquila simbolo di S. Giovanni; a destra dell'agnello, il leone e il toro, rispettivamente, simboli di S. Marco e S. Luca.

All’estrema sinistra, in caratteri gotici, c’è un’iscrizione che testimonia la conclusione dei lavori dell'attuale chiesa. Il citato maestro Giacomo è da identificare con Giacomo da Cingoli, autore, fra l’altro, dei portali delle chiese cingolane di S. Francesco e S. Nicolò.  

 

Iscrizione  del portale (da F. M. Raffaelli, Delle memorie ecclesiastiche, p. 134)

 

Anno D(omi)ni : M(illesimo)C

CLXXXV : t(em)p(o)r(e)

do(m)pni Iacobi E-

ugubini : magi-

ster Iacobus

fecit h(oc) opus  

Nell’anno del Signore 1295, essendo priore Giacomo da Gubbio, maestro Giacomo fece quest’opera

 

 

Chiesa di S. Esuperanzio (foto del 7/6/2014)

 

Chiesa di S. Esuperanzio, particolare del portale (foto del 7/6/2014)

 

Sotto il rosone, al di sopra del portale, è posta in una nicchia l’immagine di S. Esuperanzio raffigurato con gli abiti vescovili e reggente con la mano sinistra il gonfalone.

L’interno della chiesa, a pianta rettangolare, è ad una sola navata di 15 m di larghezza, 33,50 m di lunghezza e 14,10 m di altezza. La copertura, con travatura lignea, è sorretta da sei archi trasversali, in pietra arenaria, moderatamente ogivali e poggianti su massicci pilastri rettangolari con capitello a forma di cornice aggettante, alti 5,10 m e sporgenti 0,74 m dalla parete. Lo spazio interno, pertanto, risulta suddiviso in sette campate.

 

Chiesa di S. Esuperanzio, interno (foto del 7/6/2014)

 

Il presbiterio, rialzato rispetto al pavimento della chiesa di 1,34 m, occupa lo spazio compreso fra gli ultimi due archi e la parete di fondo. Su di esso si eleva una loggia a tre arcate, quella centrale più ampia e a tutto sesto e le due laterali a sesto acuto, sostenute da due colonne e, ai lati, dai due pilastri che sorreggono l'ultimo arco trasversale. La loggia è coperta da tre crociere costolonate affrescata con immagini che rappresentano i quattro evangelisti e sul muro di fondo lo Spirito Santo, contornato da angeli, con alla destra S. Pietro ed alla sinistra S. Paolo. I quattro evangelisti furono realizzati negli anni trenta-quaranta del XV secolo da Antonio Alberti da Ferrara.

Al presbiterio si accede salendo due rampe di scale, composte ciascuna di nove gradini di pietra cornea, e ornate con balaustre in pietra e parapetto sorretto da settecentesche colonne di pietra rosa.

Sul pilastro destro della tribuna, a circa tre metri dal pavimento, è collocata una pietra arenaria sulla quale è scolpito un sigillo tondo della congregazione dei monaci avellaniti. Nel campo del sigillo compaiono la croce, la fonte, l’Avellana e nel bordo, la scritta: Sigillum Sanctae Crucis Fontis Avellanae.

 

Sigillo di Fonte Avellana (da Avarucci-Salvi, tav. XIII)

Sigillo di Fonte Avellana (foto del 7/6/2014)

 

Dietro l'altare maggiore si trova il coro del 1846, in stile gotico realizzato su disegno di Aldebrando Leali ed una sedia vescovile, intarsiata, realizzata nel 1974 dall'ebanista cingolano Raffaele Muzi (1933-2005). Nella parete a destra dell'altare maggiore è posto un organo del 1792 costruito da Gaetano Antonio Callido opera n° 305 a che, originariamente collocato in una cantoria sopra l'ingresso della sagrestia, da lì venne spostato nel 1917 sulla tribuna, dall'organaro e restauratore cingolano Alceste Cioccolani, e recentemente spostato nella posizione attuale.

I lavori di restauro eseguiti nel 1920 riportarono alla luce, sotto uno spesso strato di intonaco, affreschi eseguiti come ex-voto nei secoli XV e XVI da diversi autori di scuola umbro-marchigiana.

Nel primo altare a destra rispetto all'altare maggiore c'è una piccola edicola con una statua del XVII secolo, la Madonna del Sasso, proveniente dalla vicina chiesa omonima. Nel XVIII secolo l'altare era di giuspatronato del Capitolo della chiesa stessa e la pala era costituita da un dipinto di autore ignoto, Il Cenacolo, che ora si trova nella sala del Capitolo. Nella campata successiva è visibile quanto resta di un affresco del XV-XVI secolo di incerta interpretazione. Nel XVIII secolo, in questa campata era posto il pulpito delle prediche.

 

Affresco di incerta interpretazione (foto del 7/6/2014)

 

Nell'altare successivo, nel XVIII secolo giuspatronato di Carlo Frosi, era posto un dipinto, Sant'Andrea e San Pietro chiamati all'apostolato di Gesù, di autore ignoto, oggi collocato nella sala del Capitolo. Attualmente sulla parete è visibile parte di un affresco del 1508, Vergine col Bambino, San Giobbe e San Sebastiano.

 

Vergine col Bambino, San Giobbe e San Sebastiano. 1508 (foto del 2/1/2004)

 

Nel terzo altare a destra rispetto all'altare maggiore, nel XVIII secolo giuspatronato del canonico Simone Tomassoni, era posto il dipinto di autore ignoto Sant'Eurosia Martire. Attualmente è visibile un affresco frammentario raffigurante probabilmente Sant'Esuperanzio e San Rocco.

 

Sant'Esuperanzio e San Rocco (foto del 2/1/2004)

 

Nell'ultimo altare, nel XVIII secolo giuspatronato del priore Felice Paoli, precedentemente della famiglia Vannucci, era collocato un dipinto, L'Annunciazione, di autore ignoto, esposto oggi nella sala del Capitolo. Attualmente  è visibile un affresco del 1434 circa attribuito ad Arcangelo Cola da Camerino (1416-1525)  composto nella parte inferiore da La Vergine col Bambino, Santa Caterina d’Alessandria e Sant’Orsola e nella parte superiore, in una lunetta, L'Annunciazione. A destra di S. Orsola sono appena riconoscibili S. Esuperanzio e S. Nicola.

 

Composizione attribuita ad Arcangelo Cola da Camerino. Nella lunetta superiore vi è L’Annunciazione. La parte inferiore raffigura La Vergine col Bambino, Santa Caterina d’Alessandria e Sant’Orsola, 1434 (foto del 2/1/2004)

 

Nel primo altare a sinistra rispetto all'altare maggiore, nel XVIII secolo giuspatronato della famiglia Simonetti, era collocato il dipinto di Sant'Esuperanzio, di autore ignoto, attualmente esposto nella sala del Capitolo. Sulla parete è oggi visibile un pregevole crocefisso ligneo di scuola umbro-marchigiana del XIII secolo con le braccia disgiunte dal corpo.

 

 

Altare giuspatronato famiglia Simonetti (foto del 7/6/2014)

 

Crocefisso ligneo (foto del 2/1/2004)

 

Nel secondo altare a sinistra rispetto all'altare maggiore, giuspatronato della famiglia Silvestri a partire dalla prima metà del XVI secolo, c'era il dipinto di Sebastiano del Piombo (1485-1547), Flagellazione di Gesù, collocato oggi all'interno della sagrestia. Attualmente sulla parete sono parzialmente visibili due affreschi inquadrati all'interno di due lunette sovrapposte; in quella superiore sono raffigurati I Quattro Santi Coronati mentre in quella inferiore il soggetto non è identificabile.

 

I Quattro Santi Coronati ed in basso un soggetto non identificabile (foto del 2/1/2004)

 

Nel pilastro adiacente è visibile un affresco con Il volto di Cristo impresso nel velo della Veronica alla cui base si legge la scritta S(epulcrum) GOTIJ con la raffigurazione di alcuni attrezzi da scalpellino. Si tratta probabilmente di un ex-voto del mastro scalpellino Gozii della Confraternita dei Muratori devota ai Santi Quattro Coronati (venerati nell'altare adiacente).

 

Il volto di Cristo impresso nel velo della Veronica, sec. XV (foto del 2/1/2004)

 

Nel terzo altare a sinistra rispetto all'altare maggiore, nel XVIII secolo giuspatronato di Bernardino Benignetti, ma in precedenza della famiglia Cima, era collocato un dipinto del XVI secolo, Lo sposalizio della Vergine di Antonio Liberi detto Antonio da Faenza (1456-1534) che ora si trova nella sagrestia. Attualmente sulla parete è visibile parte di un affresco del 1503 Madonna in trono col Bambino, Sant'Esuperanzio e San Bernardino da Siena, opera di Antonio Solaro detto lo Zingaro (1465-1530). Sotto l'affresco c'è una scritta che ricorda il nome e lo scopo del committente: HOC OPVS F.F. BERNARDINVS BRVNETTI PRO VOTO A.D. 1503.

 

Madonna in trono col Bambino, Sant'Esuperanzio e San Bernardino da Siena, di Antonio Solaro, 1503 (foto del 2/1/2004)

 

Il quarto e ultimo altare a sinistra rispetto all'altare maggiore, nel XVIII secolo, era giuspatronato della famiglia Raffaelli, il cui stemma è tuttora visibile sopra l'architrave dell'ornato in pietra. Prima di essere adottato a fonte battesimale nella parete si trovava un dipinto del XVII secolo, San Michele Arcangelo, la Vergine e la Maddalena opera del pittore Giuseppe Vanneccioni (1564-1639) attualmente conservato nella sala del Capitolo. Alla destra del battistero è visibile un affresco del XVI secolo, S. Girolamo penitente ed orante davanti al Crocefisso, alla cui base si legge Geronimo D'Arcangelo F.F. pro voto A.D. 1530.

 

S. Girolamo penitente ed orante davanti al Crocefisso, 1530 (foto del 2/1/2004)

 

Sulla controfacciata, a destra dell'ingresso è visibile parte di un affresco del XV secolo, di autore ignoto, in cui sono raffigurati, nella parte inferiore, Sant'Antonio Abate, San Giovanni Battista e San Cristoforo col Bambino Gesù in spalla e nella parte superiore, in una lunetta, La Pietà. A lato di questo affresco è visibile un sottostante affresco lacunoso di epoca anteriore il cui soggetto non è identificabile, rimanendo visibile solo una figura di un santo a cavallo. Sempre sulla destra, rispetto all'ingresso, è visibile un affresco del XVI secolo, Crocefisso, molto venerato un tempo perché si riteneva che facesse placare i mal di testa.

 

Santo a cavallo (foto del 7/6/2014)

 

 

Sant'Antonio Abate, San Giovanni Battista e San Cristoforo col Bambino Gesù in spalla e in alto La Pietà, XV sec. (foto del 2/1/2004)

 

Crocefisso, sec. XVI (foto del 2/1/2004)

 

All'interno della sagrestia, a pianta ottagonale allungata, sono conservate numerose opere che coprono un arco temporale compreso fra il XV e il XIX secolo. Una delle più importanti è senz'altro la Flagellazione di Gesù del pittore Sebastiano Luciani detto del Piombo (1485-1547). Il dipinto è una parziale replica dell'olio su muro del battistero in S. Pietro in Montorio a Roma. Il dipinto venne anche riprodotto in una tavola calcografata nell'opera del 1644 di Orazio Avicenna "Memorie della città di Cingoli".

 

Tavola calcografata di Orazio Avicenna

 

Ai lati dell'opera di Sebastiano del Piombo sono collocati due dipinti del XVII secolo, di autore ignoto, entrambi copie di opere del pittore Giuseppe Ribera detto lo Spagnoletto (1588-1652): Martirio di San Barolomeo e Martirio di San Sebastiano. Sulla parete opposta, sopra l'altare della sagrestia, c'è un dipinto di Giannandrea Lazzarini (1710-1801), Vergine col Bambino. Ai lati di questo dipinto sono collocati due ritratti del XVIII secolo, di autore ignoto, rappresentanti due illustri personaggi cingolani: il Marchese Francesco Maria Raffaelli (1715 - 1789), storico, e il priore Giovanni Battista Crescioni (1715-1787), canonico della Cattedrale.

Sulla parete a ridosso della chiesa ci sono lo Sposalizio della Vergine di Antonio Liberi detto Antonio da Faenza (1456-1534), Sant'Esuperanzio benedice l'acqua lustrale per scongiurare la peste a Roma e San Michele Arcangelo e Santa Sperandia entrambi di Alessandro Ricci (1749-1829). Sulla parete a ridosso della Collegiata è posto il polittico di Giovanni Antonio Bellinzoni da Pesaro (1415-1478), Madonna in trono col Bambino e Santi. Nel dipinto è raffigurata al centro la Madonna in trono col Bambino, alla cui destra si riconoscono i Santi Esuperanzio e Albertino da Montone; alla sinistra i Santi Stefano e Nicola di Bari; sopra la Madonna è raffigurata la Crocefissione; sopra S. Albertino c'è l'Angelo annunziante e sopra S. Nicola la Vergine Maria annunciata; al di sopra di S. Esuperanzio e S. Stefano sono raffigurati due santi non identificabili.

 

Schema della chiesa e collocazione delle opere (tratto da: Chiesa di Sant'Esuperanzio, di G. Pecci, p. 5)

 

Sotto il presbiterio è stata realizzata la cripta dove sono conservate le reliquie di S. Esuperanzio, rinvenute, molto probabilmente durante dei lavori di pavimentazione della chiesa il 24 gennaio 1495. La volta della cripta è stata decorata a tempera nel 1803, con episodi della vita del Santo (L'ultima comunione di S. Esuperanzio prima di morire, S. Esuperanzio fatto prigioniero a Roma, Predicazione del Santo a Roma, Ingresso del Santo a Roma, Il battesimo dei cingolani, I funerali di S. Esuperanzio, La guarigione di un fanciullo sulla tomba del santo) e con le Virtù Cardinali (Giustizia, Temperanza, Fortezza, Prudenza) dal pittore fermano Alessandro Ricci (1749-1829), mentre le pareti sono decorate con lavorazioni in scagliola dal maestro Giuseppe Mazzanti (1760-1837). Sulle pareti sono poste 14 lastre marmoree, alcune con semibusti o ritratti, in memoria di personaggi o avvenimenti collegati alla vita di S. Esuperanzio.

Adiacente alla parete esterna sud della chiesa venne costruito nella prima metà del XVI secolo un loggiato che immette nella casa parrocchiale. E' composto da quattro archi, poggianti su colonne romaniche, che sostengono il ballatoio con archi in cotto e colonnine di pietra.  

 

Chiesa di S. Esuperanzio, loggiato (foto del 23/8/2013)

 

Chiesa di S. Esuperanzio, loggiato (foto del 23/8/2013)

 

Serie dei priori (1)


· 1209, ?

Nella transazione del 6 agosto 1209 fra Ugo, abate di Valfucina, e Attone, priore della Canonica dei SS. Quattro Incoronati, tra i testimoni compare anche investitor prior S. Superantii

· 1218, Rinaldo

Citato, tra i testimoni, nell'atto di fondazione dell'11 marzo 1218 dell'ospedale di Buraco, per diretto intervento di Attone vescovo di Camerino.

· 1218, Anselmo

Citato nell'atto di permuta del 6 settembre 1218 fra Anselmus Prior Ecclesiae S. Superantii e l'ospedale dello Spineto per la costruzione della chiesa dei SS. Esuperanzio e Nicola.

· 1236, Pietro

Citato nell'atto di donazione di terreni del 20 aprile 1236 da parte di alcune persone all'ospedale di Buraco. Nell'atto, il priore Pietro di S. Esuperanzio, è designato anche come procuratore di quell'ente.

· 1244, Pietro

Le autorità comunali affidano un instrumentum del 16 ottobre 1244 alla custodia del priore Pietro concernente il castello di Civitello.

· 1263, Costanzo

Citato nel documento del 21 dicembre 1263 che ricorda l'elezione di Catterina del signor Parisio (Caterina, figlia di don Parisio del fu Compagnone di Giovanni) a badessa del monastero di S. Caterina. Il priore compare ancora in atti del 15 giugno 1266, del 19 febbraio 1267 e dell'aprile 1269.

· 1278, Bartolo

Citato nell'iscrizione posta sotto la finestra centrale della parete di fondo della chiesa: Anno. D(omi)ni. M.CCLXXVIII. t(empore). d(omini). N(icolai). p(a)p(e). III. do(m)n(us). Bartol(us). p(rior). S(ancti). Ex(uperantii). C(ingulanorum). ep(iscopi). (et). p(rotectoris). f(ecit)

· 1295, Giacomo da Gubbio

Citato nell'iscrizione del portale: Anno D(omi)ni : M(illesimo)C CLXXXV : t(em)p(o)r(e) do(m)pni Iacobi Eugubini: magister Iacobus fecit h(oc) opus

· 1306, Cono

In un'istromento esistente in S. Domenico di Urbino è citato Cono come priore di S. Esuperanzio e Sindaco di Fonte Avellana.

· 1319, Giovanni da Perugia

Citato in un mandato di procura dell'anno 1319.

· 1340, Matteo da Gubbio

Citato nel documento del 25 febbraio 1340 che ricorda l'elezione di Forestiera, figlia di Pagnone Cima, a badessa del monastero di S. Caterina.

· 1351, Giovanni da Gubbio

Citato nel documento del 4 agosto 1351, del Vicario Generale della Marca Anconitana, per l'elezione di Nonnuccia di Locchesio di Giovanni a badessa del monastero di S. Caterina.

· 1363, Gentile da Coldinoce di Sassoferrato

Citato nel documento del 20 ottobre 1363 che ricorda l'elezione di Lauruccia di Giovanni di Rinalduccio di Apiro a badessa del monastero di S. Caterina.

· 1370, Ugolino da Sassoferrato

Citato nel protocollo di Bartoluzio Silvestri da Cingoli del 12 maggio 1370 in cui si rinnova a Cicco di Corrado da Gubbio, monaco di Fonte Avellana, l'istituzione a rettore della chiesa di S. Martino di Monegia.

· 1388, Nicolò Franceschelli da Gubbio

Citato in un documento notarile con il quale si concede in enfiteusi a Lippuzio di Gentile di Villa Strada una casa posta nella contrada di S. Nicolò.

· 1425, Gabriello di Tommaso

Citato fra i presenti al capitolo generale del 2 gennaio 1425 di Fonte Avellana.

· 1467, Ventura da Cingoli

Citato nel necrologio del 1 ottobre 1467 di Fonte Avellana conservato nel monastero di Classe.

· 1512, Nicolò di Martino (Marino) da Foligno

Citato nella bolla di papa Giulio II del 24 febbraio 1512. Rinuncia nel 1521 al priorato e si ritira a Fonte Avellana dove muore il 26 giugno del 1524.

· 1552, Pietro Giacomo Venanzi da Spello

Figlio di Cola e fratello di Antonio Venanzi. Vescovo di Jesi e nunzio apostolico presso l'imperatore Carlo V. Citato come priore in strumenti di enfiteusi del 12 e del 17 maggio del 1552. E' citato anche in altri strumenti del 12 e del 20 maggio 1556.

· 1557, Pietro Paolo Venanzi

Citato in un documento del 15 giugno 1557 che era conservato nell'archivio dei padri filippini di Cingoli. Figlio di Piermatteo di Cola e Maddalena di Pierfrancesco Cavallini e nipote del priore Pietro Giacomo Venanzi. Nel documento si legge che il priore fu dispensato dall'abate generale dei monaci di Fonte Avellana dal vestire l'abito monastico. E' ricordato ancora come priore il 10 dicembre 1569, giorno in cui papa Pio V con la bolla Quantum animus noster soppresse la congregazione di Fonte Avellana.

(1) Fonti:

A. Pennacchioni, La monumentale chiesa di S. Esuperanzio in Cingoli, Cingoli 1978, pp. 100-103

F. M. Raffaelli, Appendice di documenti i quali riguardano, ed illustrano le Memorie di S. Esuperanzio vescovo e della Chiesa antica di Cingoli, pp. XLIV-LXIII

 

 

Serie dei priori commendatari (1)


· 1570, Cosimo Venanzi

Figlio di Carlo di Piermattei Venanzi, rettore della chiesa parrocchiale di Monte Savignano nella diocesi di Fiesole, fu eletto priore commendatario con bolla di papa Pio V del 19 giugno 1570. Resta in carica fino al 30 maggio 1593.

· 1595, Statilio Paolini di Osimo

Segretario dei memoriali di papa Clemente VIII (SSmi D. N. Papae intimi secretarii) compare la prima volta come priore nel libro dei censi  il 4 giugno 1595. Dagli atti dei sacramenti del 7 novembre 1595 si sa che elegge curato di S. Esuperanzio, Giovanni Battista Amici da Osimo. Riscuote i canoni e i censi fino al 2 giugno 1596 per mezzo del procuratore Magnificus vir D.nus Angelus Jannini de Cingulo.

· 1597, Antonio Maria Paolini da Osimo

Riscuote i censi e i canoni per mezzo di D. Giovanni Battista Amici come risulta nello strumento di procura del 1 giugno 1597 che lo indica come Vicarius perpetuus. In questo incarico gli succede D. Giuseppe Regius di Cingoli il 5 aprile 1601.

· 1603, Erminio de Valentis da Trevi

Nel 1598 è segretario del Cardinale Pietro Aldobrandini e Legato di Clemente VIII. Non si conosce la data della nomina; viene citato nel documento del 1 luglio 1603 con cui elegge procuratore alla riscossione dei censi D. Tibursio Peranello di Trevi. E' eletto Cardinale da Clemente VIII il 9 giugno 1604 e poi Vescovo di Faenza. Nel 1606 il suo vicario è il cingolano Giambattista di Matteo Cavallini mentre nel 1609 ricopre la carica di vicario il cingolano Puccetto di Giammaria Puccetti. Muore nel 1622.

· 1619, Pietro Campora da Modena

Nominato Cardinale da papa Paolo V il 19 settembre 1616 e successivamente Vescovo di Cremona. Dopo la rinuncia di Erminio di Valentis è nominato priore di S. Esuperanzio nel 1619. Riscuotono i canoni per suo conto prima Felice Bernardi dal 2 giugno 1619 al 31 maggio 1620 e poi il cingolano D. Puccetto Puccetti che risulta essere anche vicario della parrocchia. Muore nel 1643

· 1625, Cesare Campora

Ricopre la carica di priore dal 1 giugno 1625 e fino a tutto il 1642. Durante il suo priorato sono vicari perpetui i cingolani D. Ottavio Santi e D. Angelo Piermattei.

· 1643, Francesco Maria Macchiavelli da Firenze

Nominato Cardinale da papa Urbano VIII il 16 dicembre 1642 è nominato priore l'anno successivo.

· 1658, Carlo Gualtieri da Orvieto

Nominato Cardinale da papa Innocenzo X il 2 marzo 1654. Il nome del priore compare il 2 giugno 1658 in una cedola di ricevuta del suo esattore e vicario cingolano Francesco di Giacomo di Antonino Leoncini.

· 1674, Francesco di Pietro Nerli da Firenze

Nominato Cardinale da papa Clemente X il 12 giungo 1673. E' anche priore della chiesa dei SS. Quattro Coronati. Muore a Roma l'8 aprile 1708. Sono suoi vicari i cingolani Francesco Falaschi, Girolamo di Bernardino Simonetti, Giuseppe di Gianfrancesco Cavallini, Bernardo di Gianfrancesco Cavallini.

· 1709, Giulio Piazza

Nunzio apostolico alla corte di Vienna diventa priore il 9 febbraio 1709. E' nominato Cardinale da papa Clemente XI il 18 maggio 1712. Riconferma come suo vicario Bernardo di Gianfrancesco Cavallini. Muore nel 1724

· 1725, Marco Antonio Ansidei da Perugia

Diventa priore nel 1725. Nominato Cardinale da papa Benedetto XIII il 30 novembre 1726. Muore a Roma il 14 febbraio 1730. Suo vicario è ancora Bernardo di Gianfrancesco Cavallini.

· 1730 F. Vincenzo Lodovico Gotti da Bologna

Appartenente all'ordine domenicano è nominato Cardinale da papa Benedetto XIII il 30 aprile 1728. E' priore dal mese di agosto del 1730. Il 6 aprile 1731, dopo essere stato per venti anni vicario perpetuo, Bernardo di Gianfrancesco Cavallini lascia il suo il posto al nipote D. Gianfrancesco Cavallini.

· 1731, Severino Antonio Cavallini da Cingoli

Nasce a Cingoli l'11 ottobre del 1700 da Francesco di Gianfrancesco di Fabio Cavallini e da Laura di Severino Tinti di San Severino; studia umanità e retorica a Loreto, filosofia a Fermo, legge a Macerata. Si trasferisce a Roma per esercitare la pratica legale. E' eletto priore da papa Clemente XII con bolla del 2 giugno 1731. Procede ad un restauro della chiesa con le rendite del beneficio e con i propri averi. Ripristina anche la cadente casa priorale ove prese stabile dimora. Per questi lavori incaricò Mastro Antonio Nicola Tomassini. Ha per vicari suo fratello D. Francesco Cavallini e D. Giovanni Esuperanzio Palpacelli.

(1) Fonti:

A. Pennacchioni, La monumentale chiesa di S. Esuperanzio in Cingoli, Cingoli 1978, pp. 103-106

F. M. Raffaelli, Appendice di documenti i quali riguardano, ed illustrano le Memorie di S. Esuperanzio vescovo e della Chiesa antica di Cingoli, pp. LV-LXIII

 

 

Serie dei priori della Collegiata (1)


· 1764, Felice Paoli

Nasce a Cingoli il 28 maggio 1738. E' nominato priore il 28 maggio 1764. Da papa Pio VI è chiamato a far parte della commissione eletta per la revisione del concilio di Pistoia (1791). E' eletto vescovo di Fossombrone nell'agosto del 1779 da papa Clemente XIII. Nel 1800 è trasferito nella sede vescovile di Recanati e Loreto.

· 1779, Antonangelo Raffaelli

Figlio di Francesco Maria Raffaelli, nasce a Cingoli il 20 settembre 1753. Dona alla chiesa apparati e vasi sacri per il servizio liturgico, fa eseguire il braccio d'argento per conservare una reliquia di S. Esuperanzio e arricchisce l'archivio con manoscritti del padre. E' eletto prelato domestico del papa. Muore il 10 agosto 1832.

· 1833, Pacifico Matellicani

Nasce a Villa Strada il 16 agosto 1604. E' dottore in diritto ecclesiastico e civile. Muore l'11 giugno 1866

· 1867, Domenico Scalpelli

Nasce a Troviggiano il 24 luglio 1814. E' professore al liceo di Cingoli. Investe numerose risorse economiche della sua famiglia per restaurare gli edifici priorali.

· 1898, Angelo Rubisse

Nasce a Villa Strada il 23 ottobre 1861. Grazie ad un suo sollecito, nel 1920 la Soprintendenza ai Monumenti diede il via ai restauri della chiesa di S. Esuperanzio. Eletto pro vicario della diocesi, rinuncia nel 1926 al priorato per la propositura della cattedrale di Cingoli.

· 1926, Luigi Carletti

Nasce a Cingoli il 27 maggio 1879. E' nominato priore il 21 novembre 1926. Per suo interessamento la Soprintendenza ai Monumenti e il Genio Civile restaurano la loggetta e la casa parrocchiale. Rinuncia per la sua avanzata età il 30 ottobre 1966 divenendo canonico della chiesa Cattedrale.

· 1966, Adriano Pennacchioni

Nasce a Cingoli il 19 aprile 1921, canonico della Cattedrale, è nominato priore il 17 dicembre 1966. Muore a Cingoli il 1 agosto 1994.

(1) Fonte:

A. Pennacchioni, La monumentale chiesa di S. Esuperanzio in Cingoli, Cingoli 1978, pp. 107-108

 

 


Fonte:

F. M. Raffaelli, Delle memorie ecclesiastiche intorno l'istoria ed il culto di Santo Esuperanzio, antico vescovo e principal protettore di Cingoli raccolte ed illustrate da Francesco Maria Raffaelli, Libri due, Stamperia Gavelliana, Pesaro 1762 - F. M. Raffaelli, Appendice di documenti i quali riguardano, ed illustrano le Memorie di S. Esuperanzio vescovo e della Chiesa antica di Cingoli

A. Pennacchioni, Silvestro Guzzolini in alcuni documenti cingolani, "Studia Picena" vol. XLIV fascicolo I-II, 1977, Atti del Congresso di studi storici VIII centenario nascita S. Silvestro 1177-1977, pp. 2-6

A. Pennacchioni, La monumentale chiesa di S. Esuperanzio in Cingoli, Cingoli 1978

G. Avarucci - A. Salvi, Le iscrizioni medioevali di Cingoli, Padova 1986, pp. 19-41

A. Cherubini, Architettura e scultura medievali nel territorio di Cingoli, in AA.VV., Cingoli dalle origini al sec. XVI. Contributi e ricerche, Atti del XIX Convegno di Studi Marceratesi, Cingoli 15-16 ottobre 1983, Studi Maceratesi 19, Macerata 1986, pp. 157-175

G. Avarucci, Una lamella iscritta, problemi ed ipotesi intorno al culto di S. Esuperanzio a Cingoli, in AA.VV., Cingoli dalle origini al sec. XVI. Contributi e ricerche, Atti del XIX Convegno di Studi Marceratesi, Cingoli 15-16 ottobre 1983, Studi Maceratesi 19, Macerata 1986, pp. 187-216

G. Borri, Chiese dipendenti dall'Abbazia di Valfucina in territorio cingolano nei secc. XII-XIII, in AA.VV., Cingoli dalle origini al sec. XVI. Contributi e ricerche, Atti del XIX Convegno di Studi Marceratesi, Cingoli 15-16 ottobre 1983, Studi Maceratesi 19, Macerata 1986, pp. 232-234, pp. 250-254

S. Bernardi, Esempi di assistenza a Cingoli nel sec. XIII: gli ospedali di Spineto e Buraco in AA.VV., Cingoli dalle origini al sec. XVI. Contributi e ricerche, Atti del XIX Convegno di Studi Marceratesi, Cingoli 15-16 ottobre 1983, Studi Maceratesi 19, Macerata 1986, pp. 232-234, pp. 257-288

A. Pennacchioni, 24 gennaio 1984. Ricognizione delle reliquie di S. Esuperanzio vescovo e protettore di Cingoli e Montefelcino, Cingoli 1987

P. Appignanesi, Guida della città e del territorio, in Cingoli. Natura Arte Storia Costume, Cingoli 1994, pp. 116-117

G. Pecci, Chiesa di Sant'Esuperanzio, Cingoli 2013 (dispensa ad uso delle guide turistiche della Pro Loco)

 

 


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