Chiesa di Sant'Esuperanzio

Via S. Esuperanzio

 

Le prime notizie, dell’esistenza a Cingoli di una chiesa dedicata a S. Esuperanzio, ci giungono da una bolla di papa Innocenzo II del 24 maggio 1139 (1) che ne conferma la proprietà al monastero di Fonte Avellana. Nelle più antiche testimonianze, infatti, essa è sempre posta fra i beni posseduti o dal monastero di Fonte Avellana o da quello di Valfucina (posto nei pressi del Monte S. Vicino) senza che mai un accenno faccia supporre o confermi l’esistenza di edifici anteriori (2). Si ipotizza (3), infatti, che la chiesa venne edificata su un preesistente edificio di epoca romana, probabilmente un tempio.  

Nella bolla di Lucio III del 4 aprile 1184 (4) e diretta all’abate di Valle Focina sono elencati i beni posseduti da quella abbazia e se ne fa la distinzione in edifici di culto, in cella, in cappella ed in chiesa; della chiesa di S. Esuperanzio così si dice: omne jus quod habetis in ecclesia Sancti Esuperantii de Cingulo lasciando intendere che già allora, era una chiesa ampia, come l’attuale (5).

 

(foto del 2/1/2004)

La scarsità dei documenti del XII e XIII secolo non ci permette di seguire le vicende della chiesa; pochi sono anche gli accenni alla vita monastica della comunità residente nel piccolo monastero costruito accanto alla chiesa. Ancora scarse e frammentarie sono le notizie del XIV secolo sulla vita monastica e parrocchiale della comunità di S. Esuperanzio e sull’influsso di questa nella vita religiosa e civile di Cingoli. Nel XV secolo la chiesa venne restaurata e arricchita di affreschi di artisti di scuola umbro-marchigiana. Con la bolla di papa Pio V del 10 dicembre 1569 fu soppressa la congregazione avellanita; anche il monastero di S. Esuperanzio fu chiuso e i suoi beni ceduti ad abati commendatari. Nel 1764 la chiesa venne eretta a Collegiata Insigne con sei canonici ed una dignità.  

La chiesa si presenta in forme romanico-gotiche. La facciata, a due spioventi, è costruita con conci di arenaria e breccia cementata. 

Il portale è costituito da un fascio di cornici e di ghiere, alcune composte da colonnine lisce o tortili, altre da pilastri rettangolari ornati di rilievi e di foglie che terminano in capitelli scolpiti con motivi floreali. Vario è il materiale adoperato per la costruzione, in massima parte arenaria, ma anche marmo bianco e verde. Sull’architrave è scolpito il mistico agnello fra i simboli degli evangelisti: l’uomo simbolo di S. Matteo e l’aquila di S. Giovanni a destra, il leone e il toro, rispettivamente, simboli di S. Marco e S. Luca a sinistra. All’estrema sinistra, in caratteri gotici, c’è un’iscrizione che testimonia la conclusione dei lavori con la collocazione del portale stesso:  

Anno D(omi)ni : M(illesimo)C

CLXXXV : t(em)p(o)r(e)

do(m)pni Iacobi E-

ugubini : magi-

ster Iacobus

fecit h(oc) opus  

Nell’anno del Signore 1295, essendo priore Giacomo da Gubbio, maestro Giacomo fece quest’opera

 

 

Il maestro Giacomo è da identificare con Giacomo da Cingoli, autore, fra l’altro, dei portali delle chiese di S. Francesco e S. Nicolò a Cingoli.  

 

(foto del 7/6/2014)

 

(foto del 7/6/2014)

 

 

(foto del 7/6/2014)

 

Nella lunetta è raffigurato S. Esuperanzio in abiti pontificali affiancato da due angeli. Sotto il rosone, al di sopra del portale, è posta in una nicchia l’immagine di S. Esuperanzio raffigurato con gli abiti vescovili e reggente con la mano sinistra il gonfalone. Il rosone è in travertino di Avenale (6).

L’interno della chiesa è ad una sola navata di 15 m di larghezza, 33,50 m di lunghezza e 14,10 m di altezza. La copertura, a tetto scoperto con travatura lignea, è sorretta da sei archi a sesto acuto in pietra arenaria poggianti su pilastri rettangolari con capitello a forma di cornice aggettante.

Sul presbiterio, rialzato rispetto al pavimento della chiesa di 1,34 m, poggiano delle colonne che sorreggono la tribuna. Sul pilastro destro della tribuna, a circa tre metri dal pavimento, è collocata una pietra arenaria sulla quale è scolpito un sigillo tondo della congregazione benedettina camaldose avellanita. Nel campo del sigillo compaiono la croce, la fonte, l’Avellana e nel bordo, la scritta: “Sigillum Sanctae Crucis Fontis Avellanae”.

 

(foto del 7/6/2014)

 

Sigillo di Fonte Avellana (da Avarucci-Salvi, Le iscrizioni medievali di Cingoli, tav. XIII)

 

I lavori di restauro eseguiti nel 1920 riportarono alla luce, sotto uno spesso strato di intonaco (8), affreschi eseguiti come ex-voto nei secoli XV e XVI da diversi autori di scuola umbro-marchigiana (9). Pregevoli sono anche un crocefisso ligneo di scuola umbro-marchigiana del XIII secolo, un polittico attribuito a Giovanni Antonio Bellinzoni e una Flagellazione di Sebastiano del Piombo.  

 

Altare giuspatronato famiglia Simonetti (foto del 7/6/2014)

Particolare. Crocefisso ligneo (foto del 2/1/2004)

 

Nella cripta, eseguita intorno al 1770, sono conservate le reliquie di S. Esuperanzio (10), rinvenute, in maniera del tutto inattesa durante dei lavori di pavimentazione della chiesa, il 24 gennaio 1495.

Adiacente alla parete esterna sud della chiesa venne costruito nella prima metà del XVI secolo un loggiato che immette nella casa parrocchiale. E' composto da quattro archi, poggianti su colonne romaniche, che sostengono il ballatoio con archi in cotto e colonnine di pietra.  

 

(foto del 23/8/2013)

 

(foto del 23/8/2013)

 


(1) Originale: Archivio Segreto Vaticano. Instrumenta miscellanea n. 12. Copia autentica: del 27 aprile 1278, Gubbio Archivio di Stato, fondo comunale Privilegi del monastero di Fonte Avellana, quad. n. 1, pp. 7-9  

(2) A. Pennacchioni, La monumentale chiesa di S. Esuperanzio in Cingoli, Cingoli 1978, p. 55

(3) A. Pennacchioni, La monumentale chiesa, cit, p. 52-53

(4) Archivio della Cattedrale di San Severino Marche, Fondo Valle Focina, pergamene

(5) A. Pennacchioni, La monumentale chiesa, cit. p. 57

(6) Frazione di Cingoli

(7) P. Appignanesi, Guida della città e del territorio, in Cingoli. Natura Arte Storia Costume, Cingoli 1994, p. 117

(8) Nel secolo XVI la chiesa venne usata come lazzaretto durante l’epidemia di peste del 1591. Cessato ogni pericolo di contagio, si usava disinfettare gli ambienti, prima bruciando zolfo e poi cospargere ed imbiancare le pareti con la calce. A. Pennacchioni, La monumentale chiesa, cit. p. 37

(9) Gli affreschi sono ciò che resta delle numerose cappelle gentilizie, per lo più quattrocentesche, che occupavano gli spazi fra i pilastri. Le uniche due superstiti, fatte costruire dai Silvestri e dai Simonetti, sono ottimi esempi di altari rinascimentali a candelabre. P. Appignanesi, Guida della città e del territorio, cit. p. 117

(10) Per una lettura critica del personaggio S. Esuperanzio:

S. Prete, La “Vita S. Exuperantii”. Annotazioni storico-critiche, in AA.VV., Cingoli dalle origini al sec. XVI. Contributi e ricerche, Atti del XIX Convegno di Studi Marceratesi, Cingoli 15-16 ottobre 1983, "Studi Maceratesi" 19, Macerata 1986, pp. 177-185  

G. Avarucci, Una lamella iscritta, in AA.VV., Cingoli dalle origini al sec. XVI. Contributi e ricerche, Atti del XIX Convegno di Studi Marceratesi, Cingoli 15-16 ottobre 1983, "Studi Maceratesi" 19, Macerata 1986, pp. 187-216

 

 


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