Uno studio sistematico ed approfondito degli abitati e dei modelli insediativi di epoca picena è stato condotto solo negli ultimi anni (1) ed è tuttora in corso (2). Molte delle ipotesi che si erano sviluppate nei primi anni di studio sulla civiltà picena sono state di fatto cancellate dalle situazioni emerse negli scavi più recenti; ad esempio la teoria che nelle prime fasi ci fosse una scarsa densità demografica ed una primitiva organizzazione sociale (3).

Per quanto riguarda le fasi più antiche è possibile osservare una certa continuità con le fasi finali dell’età del bronzo (Ancona, Osimo, Moie di Pollenza, Colli del Tronto, Cartofaro) (4). Gli insediamenti sorgevano in località d’altura per ovvi scopi di sicurezza e protezione (es. Colle dei Cappuccini (An), Moie, Osimo). Già dall'VIII sec. a.C. si nota un notevole incremento del numero degli abitati che si sviluppano lungo tutta la linea di costa, dal pesarese all'ascolano, e lungo le vallate fluviali: l'Esino, il Potenza, il Chienti, il Tronto ed i fertili terreni circostanti rappresentano una risorsa fondamentale per la vita dei Piceni.

Le strutture abitative erano costituite, almeno per quanto riguarda i periodi iniziali e medi della civiltà picena (IX-VII sec. a.C.), da capanne lignee intonacate (5), di cui, nella maggior parte dei casi, non si conserva il piano di calpestio ma soltanto la parte basale (spesso si tratta di appena alcune decine di centimetri) delle buche dei pali lignei, all'interno delle quali è talvolta  visibile il foro di alloggiamento del palo stesso distinguibile grazie al colore più scuro della terra, dovuto ai resti di legno carbonizzato.

Le capanne delle prime fasi dell'età del Ferro hanno forma rettangolare con uno dei lati corti absidato e l'ingresso, nel lato corto opposto, orientato di solito verso sud/sud-est, a riparo dalle correnti più fredde; uno o più pali centrali (di dimensioni maggiori rispetto a quelle perimetrali) avevano la funzione di sostenere e sorreggere il tetto (probabilmente a due spioventi) (6). 

Le dimensioni delle capanne fanno pensare ad un'organizzazione sociale fondata sull'esistenza di nuclei familiari allargati e molto numerosi. In via del tutto ipotetica si potrebbe pensare, date le dimensioni delle capanne absidate, ad una divisione interna, corrispondente proprio alla zona dell'abside (7). Tale situazione evolve nel corso dei secoli: le capanne hanno dimensioni sempre più contenute e sono di forma rettangolare o ovale. Interessante è la presenza, in alcuni siti, di strutture accessorie, a 6 o 8 buche di palo parallele, che avevano presumibilmente funzione di magazzini, ricoveri per attrezzi o per animali (8).

Gli abitati sorgevano nei pressi delle necropoli, in aree spesso immediatamente contigue (9), ed i primi si spostavano man mano che si ampliavano le zone sepolcrali (10). 

Diverso è il discorso per le fasi successive dell'età del Ferro, quando, probabilmente già dal VI sec. a.C., alle primitive capanne lignee si sostituiscono strutture che prevedono l'utilizzo di tegole per le coperture (11) e di ciottoli, pietre e laterizi per muretti a secco con alzato in graticcio (12) che dovevano di certo garantire una maggiore solidità alle abitazioni (13).

In rari casi si è conservato il battuto pavimentale (altrimenti danneggiato dall'usura del tempo e dai lavori agricoli) che poteva essere costituito da uno strato di ghiaia compatta (14), di terra battuta (15) o di argilla compattata dall'azione del fuoco (16).

Negli abitati piceni, accanto alle capanne e alle strutture accessorie, sono visibili non di rado tracce di canalette, alcune volte non in connessione con le buche di palo (17), altre volte invece strettamente collegate ad esse (18), e comunque coeve (nel riempimento sono stati recuperati gli stessi materiali presenti nelle buche di palo).

La presenza di fornaci (si fa riferimento esclusivamente agli scavi già editi), a fossa o con la caratteristica forma ad otto, è attestata in territorio marchigiano rispettivamente nell'abitato di Moscosi e in quello di Montedoro di Scapezzano (19). 

 

Gli abitati di Matelica

LOC. CROCIFISSO 

L'area, su cui attualmente sono quasi giunti al termine i lavori di costruzione di alcuni edifici ad uso abitativo, è stata esplorata sistematicamente tra il 1994 ed il 2000 (20). Accanto alle strutture abitative, che si esamineranno in seguito più dettagliatamente, sono emerse una necropoli picena costituita da 178 tombe ad inumazione ed altre strutture: un tratto dell'acquedotto  e tredici tombe di età romana, tracce di una strada antica (21).

L'abitato comprendeva nove capanne ad uso abitativo, otto di forma rettangolare con uno dei lati corti absidato e una soltanto di forma ovale con palo centrale, e cinque strutture di dimensioni minori costituite da sei buche di palo. 

Dell'abitato rimaneva la parte medio-basale delle buche di palo mentre era andato completamente perduta qualsiasi traccia di battuto pavimentale. Le capanne lignee dovevano avere elevato in graticcio e rivestimento di intonaco (scarsi frammenti sono stati recuperati dai riempimenti delle buche di palo).

La capanna ovale misurava m 8 di lunghezza e m 6 di larghezza ed era affiancata ad una delle capanne di tipo absidato; l'ingresso di questa, come quello delle altre capanne, era posto approssimativamente verso sud.

Le otto capanne absidate hanno dimensioni piuttosto simili, ad esclusione di una che ha una larghezza quasi doppia rispetto alle altre (22); la capanna più grande raggiunge i 250 mq mentre le altre, che sono larghe in media m 6 e lunghe dai m 21,5 ai m 24,5, si attestano tra i 90 e i 140 mq ca (23). Alcune delle capanne hanno una o più buche di palo centrali che avevano la funzione di sorreggere il tetto (24).

Le buche perimetrali di alloggiamento dei pali hanno forma ovale o circolare, un diametro compreso tra cm 40 e cm 60 ed una profondità che va da cm 15 a cm 55 (le buche di palo dell'abside). Le buche centrali hanno invece dimensioni maggiori: cm 90 ca di diametro e una profondità massima di cm 80; in queste inoltre è spesso ben evidente per tutta la profondità della buca il foro di alloggiamento del palo stesso (cm 25 diam. ca), caratterizzato da un terreno più scuro ricco di carboni e di materiali ceramici (25).

In alcuni casi, nei pressi delle buche centrali ce ne erano due di dimensioni minori, oppure al posto di un'unica buca centrale se ne sono rinvenute due affiancate con la funzione di distribuire il peso del tetto alleggerendo così il palo portante e, con ogni probabilità, di costituire gli elementi divisori di ambienti interni separati (26).

Le strutture minori, costituite da due file parallele di tre buche di palo ciascuna, erano lunghe tra m 4 e m 6 e larghe m 3 ca, non avevano buche centrali, elemento che fa ipotizzare una copertura ad un'unica falda; l'orientamento era vario e non rispondente a criteri precisi (27). Queste strutture, molto più semplici, sono state interpretate come accessorie alle varie attività agricole e produttive dell'insediamento: erano forse dei magazzini, dei depositi di attrezzi agricoli oppure dei ricoveri per animali (28).

Le capanne sono collocate nell'area in maniera tale da lasciare ampi spazi liberi da strutture destinati con ogni probabilità alle attività produttive, agricole e pastorali.

La necropoli non interferiva, almeno per le prime fasi, con le strutture abitative, cosa che è avvenuta invece con le tombe a tumulo di VII-VI sec. a.C., i cui fossati spesso intersecavano le capanne dell'abitato che si era ormai spostato altrove.

La cronologia dell'abitato, che non aveva avuto probabilmente un lungo utilizzo, vede come terminus post quem la mancanza di elementi riferibili all'età del bronzo, mentre, per quanto riguarda il terminus ante quem, si può prendere come riferimento la presenza di una tomba all'interno di una capanna che è riferibile all'orizzonte del Piceno IVA (580-520 a.C.) (29) fatto che, come detto sopra dimostra lo spostamento dell'abitato in corrispondenza dell'ampliamento della necropoli.

 

VIA TIRATORI

Il sito è stato esplorato nel 1997, in occasione dei lavori di prolungamento della via in questione; sono emerse, ad un livello stratigrafico inferiore rispetto ad uno strato caratterizzato da alcune strutture (tracce di focolari) e da materiali riferibili all'età romana (fra cui ceramica a vernice nera, frammenti di impasto depurato ed una moneta bronzea coniata dopo il 211 a.C.) (30), 145 buche di palo di epoca picena, di forma prevalentemente circolare con diametri variabili tra cm 50 e cm 80 e una profondità che andava da cm 10 a cm 70. Nelle buche più grandi e profonde era ben visibile il foro di alloggiamento del palo rispetto alla terra di rincalzo, più chiara e con una minore concentrazione di materiali. 

Il sito è caratterizzato da un grande numero di buche sovrapposte le une alle altre pertanto non è possibile evidenziare e distinguere singole strutture, fatto che testimonia il verificarsi di più interventi costruttivi nel tempo. Alcune buche sono ricavate all'interno di canalette che dovevano essere pertinenti alle strutture abitative. I materiali recuperati dalle buche di palo, fra cui frammenti di ceramica, due fuseruole, un peso da telaio, alcuni frammenti di intonaco con tracce di incannicciato, resti faunistici) sono riferibili al VII-VI sec. a.C (31).

 

VIA SPONTINI

Sito esplorato tra il 1998 e il 1999, in occasione della costruzione di un edificio destinato alla vicina Scuola Elementare. Lo splateamento dell'area di mq 900 ha rivelato la presenza di più di 300 buche di palo molto fitte, alcune sovrapposte (come nel caso dell'abitato di via Tiratori), e di alcuni tratti di canalette, in questo caso coeve ma non in connessione con le buche (32).

Le buche avevano forma circolare o ovale, diametri compresi tra i cm 30 e i cm 95 ed una profondità media di cm 30; anche in questo sito erano individuabili, nelle buche più profonde e grandi, le tracce del foro di alloggiamento del palo.

Sebbene non fossero riconoscibili le singole strutture erano però ben visibili alcuni allineamenti di buche che fanno pensare alle pareti di capanne lignee. 

Il riempimento delle buche ha restituito fra l'altro: frammenti di ceramica d'impasto, di intonaco incannicciato o lisciato (forse riferibile a frammenti di battuto pavimentale), sette fuseruole d'impasto, un frammento di peso da telaio, un arco di fibula in ferro, resti faunistici; materiali riferibili al VII-VI sec. a.C. (33).

Due buche di palo contenevano materiale più recente (frammenti di ceramica a vernice nera, frammenti di tegole e coppi) che sorreggono l'ipotesi di una frequentazione del sito (come per quello di via Tiratori) anche in età successiva.

Da segnalare che ai margini dello scavo una buca di palo era tagliata da una tomba che aveva nel corredo una kylix attica a figure rosse, sepoltura che costituisce quindi un terminus ante quem per l'abitato stesso.

Non è da escludere, infine, che, data la loro vicinanza, i siti di via Tiratori e di via Spontini costituiscano le propagini di un unico insediamento (34).

 

LOC. CAVALIERI

Vasto sito esplorato a partire dal settembre 1999; l'area è interessata da una serie di lotti destinati ad uso industriale. Come per il sito di loc. Crocifisso accanto all'abitato è stata individuata e scavata una necropoli.

Le capanne individuate nella prima fase di scavo (settembre 1999-giugno 2000) sono 3 (35): una nell'area compresa fra due lotti e destinata alla strada comunale, le altre due nel lotto di proprietà "Fidea".

Anche in questo caso non si è conservato il battuto pavimentale ma soltanto i centimetri basali delle buche in cui erano conficcati i pali lignei che costituivano le capanne stesse. Le tre capanne avevano un orientamento simile che aveva il lato maggiore orientato approssimativamente NW-SE.

Nella capanna rinvenuta nell'area della strada comunale, lunga m 14,5 e larga m 4,7, le buche poste a nord hanno un andamento leggermente curvilineo, forse ad indicare una sorta di abside.

La prima capanna dell'area "Fidea" è rettangolare, lunga m 11 e larga m 4, ha il lato corto a sud leggermente curvilineo e aveva probabilmente una divisione interna per la presenza di quattro buche allineate trasversalmente.

Nella seconda capanna sembrano esserci due fasi costruttive: la prima (m 6x4,5) costituita da buche di palo poste lungo il perimetro, la seconda (m 5,5x4) è delimitata da canalette sulle quali sono visibili tracce di buche di palo.

Sono state scavate inoltre altre buche di palo sparse nell'area e alcune strutture a sei buche di palo presenti anche nel sito di loc. Crocifisso e considerate come accessorie per le varie attività produttive. 

Anche il sito di loc. Cavalieri è stato con ogni probabilità abitato nelle fasi centrali dell'età picena, intorno al VII-VI sec. a.C (36).

 

TEATRO COMUNALE

Il sito è stato esplorato in occasione dei lavori di ristrutturazione del teatro comunale, avvenuti nel 1987. Sono emersi i resti di un'abitazione protostorica costituita da due tratti di muri pressoché ortogonali fra di loro; il primo, lungo m 1, largo m 0,45, e alto m 0,20, orientato SO-NE, il secondo, lungo m 2,80, orientato NO-SE. I due tratti si univano probabilmente a formare un angolo in direzione NE. Entrambi i muri erano costituiti da pietrame e ciottoli di fiume disposti in file regolari e senza alcun tipo di malta (a secco). Nella stessa area sono emerse alcune buche di palo (diam. cm 50-60) da cui sono stati recuperati frammenti di intonaco incannicciato, frammenti d'impasto, una fuseruola, alcuni resti faunistici. In una zona più ad est rispetto ai muretti è emersa un'area di ghiaia compattata, probabilmente parte di un battuto pavimentale e uno strato di crollo di tegole e intonaco. Proprio per i reperti rinvenuti nello strato di crollo è' stata proposta una datazione del sito alla metà del V sec a.C. (37).

 

L'insediamento di Montedoro di Scapezzano

Il sito d'altura (m 100 s.l.m.) di Montedoro di Scapezzano, nel comune di Senigallia, esplorato con numerose campagne di scavo dal 1982 al 1990, si è sviluppato per un arco di tempo molto lungo della civiltà picena. L'area, delimitata da scarpate naturali e da fossati artificiali, è interessata da due necropoli; la prima, nella zona a valle, sviluppatasi dall'VIII al V sec. a.C., la seconda, posta sul pianoro sommitale, fu utilizzata solo nell'VIII sec. a.C. e lasciò presto il posto alle due capanne e alla zona produttiva costituita da alcune fornaci. Le capanne, di forma rettangolare, anche in questo caso, non conservano il piano di calpestio ma soltanto la parte basale delle buche di palo perimetrali e centrali, che avevano forma quadrangolare o ovaleggiante. Una delle capanne è tagliata dalla strada comunale mentre l'altra, che si conserva integra, è larga m 5 e lunga più di m 6 e presenta tre buche di palo centrali a uguale distanza, probabilmente per sorreggere il tetto a due spioventi. Le due capanne potevano forse essere unite e una delle due poteva essere una sorta di magazzino funzionale alle vicine fornaci.

Le fornaci, che dalla pianta dello scavo sembrano essere in numero di tre, hanno la forma ad otto; l'unica scavata e pubblicata presentava il fondo e le pareti fortemente arrossate dall'azione del fuoco. Erano ancora in situ sul fondo della fornace due tubi fittili forati ed un grosso rocchetto. L'utilizzo della fornace è ancora oggetto di studio e discussione: cottura di vasi, piccole lavorazioni metallurgiche, attività di cucina ed altro.

Le strutture abitative e produttive sono databili, in base ai materiali rinvenuti nei riempimenti di quelle produttive, tra il VII e il VI sec. a.C. (38).

 

L'insediamento di Moscosi di Cingoli

L'insediamento di Piano di Fonte Marcosa (Moscosi di Cingoli) sorge su un promontorio naturale lungo il lato sinistro del fiume Musone. Le esplorazioni del sito, frequentato a partire dalla media Età del Bronzo, sono iniziate negli anni '80, in occasione della realizzazione dell'invaso artificiale di Castreccioni (39).

I dati fin'ora acquisiti fanno ipotizzare una realtà di tipo produttivo più che abitativo; accanto a numerose buche di palo, la cui funzione non è ancora ben chiara, due sono le strutture principali di epoca picena:

- una struttura subellittica costituita da un crollo di argilla concotta che ricopriva un terreno ricco di carboni in cui erano inglobati alcuni pesi da telaio e vasetti miniaturistici; tale struttura, inizialmente interpretata come probabile deposito votivo (40), è stata invece identificata con certezza come una fornace a fossa, databile al VI sec. a.C. per la presenza in strati coevi di fibule di tipo Grottazzolina e pre-Certosa (41).

- una struttura di forma rettangolare o quadrangolare, a monte della fornace, posta in parte su un piano ottenuto con tagli artificiali della ghiaia alluvionale. Era coperta dal crollo della copertura, presumibilmente a due spioventi, costituito da tegole e coppi, alcuni dei quali erano stati riutilizzati per la costruzione di un muretto a secco (smontato nella campagna di scavo 2000) sul lato sud dell'area, al di sotto del quale sono emerse alcune buche di palo alcune delle quali ricavate entro una fossa allineata O-E, forse una canaletta, più probabilmente la trincea di fondazione del muro il cui crollo di intonaco concotto è parzialmente visibile più ad est. Il lato ovest della struttura invece era costituito da un allineamento di buche di palo di piccole dimensioni separato dal taglio artificiale nella ghiaia da una canaletta con pendenza S-N che terminava verso nord in una grande fossa ellittica e che aveva probabilmente la funzione di raccolta della acque. Per quanto riguarda il lato est della struttura invece la situazione non appare del tutto chiara poiché il crollo di pisé di cui si è detto sopra oblitera con ogni probabilità l'allineamento di buche che delimitavano la struttura. Anche lo sviluppo del lato N non è ancora del tutto chiaro: la trave di quercia carbonizzata con ogni probabilità non era, come ipotizzato inizialmente un elemento di fondazione per una parete divisoria ma, poiché proprio con essa termina l'allineamento di buche S-N, doveva costituire una sorta di soglia per la struttura stessa. Pertanto la pavimentazione di tegole (collocate indifferentemente con le alette verso il basso o verso l'alto) poste a N oltre la trave lignea, doveva essere pertinente ad un vano di lavoro esterno alla struttura, forse coperto. Al centro della struttura, oltre ad alcune grandi buche in cui dovevano essere infissi i pali portanti della trave di colmo del tetto, è emerso un grande silo per derrate; quest'ultimo rappresenta probabilmente una delle più antiche strutture del genere rinvenute nel territorio marchigiano (42).

Tale struttura, come già evidenziato, non è di tipo abitativo (43) ma di tipo produttivo, con particolare riferimento all'attività agricola, come testimoniato dalla presenza del silo per derrate, dal rinvenimento di alcune macine e di frammenti di grandi dolia.

Da sottolineare la presenza nel sito di numerosi reperti di importazione (etrusca e greca) che testimoniano una rete di scambi commerciali tra culture diverse (44).

La struttura è databile dalla prima metà VI sec. a.C. fino ad almeno gli inizi del V sec. a.C., epoca a cui risalgono due fibule di tipo Certosa, rinvenute nello strato di crollo (45).

 


(1) Il Landolfi nel 1988 non riusciva ancora a proporre una classificazione tipologica: M. Landolfi, I Piceni, in AA.VV., Italia omnium terrarum alumna, Milano 1988, p. 354

(2) M. Luni, Gli abitati, in AA.VV., Piceni. Popolo d’Europa, Catalogo della mostra (Francoforte - Ascoli Piceno - Chieti, 1999-2000), De Luca, Roma 1999, p. 165

(3) E. Percossi, Alla scoperta della civiltà picena, in “Città ideale. Cultura, ambiente e turismo nelle Marche”, Recanati 2001, pp. 15, 16

(4) E. Percossi, Alla scoperta della civiltà picena, cit., p. 15; Naso A., I Piceni. Storia e archeologia nelle Marche in epoca preromana, Longanesi., Milano 2000, pp. 53, 54

(5) M. Luni, Gli abitati, in AA.VV., Piceni. Popolo d’Europa, cit., p. 165

(6) Si prenda come esempio il sito di Crocifisso di Matelica: C. Gobbi - E. Biocco, Matelica: abitati protostorici, in AA.VV., I Piceni e l'Italia medio-adriatica, Atti del XXII Convegno di Studi Etruschi ed Italici. Ascoli Piceno · Teramo · Ancona, 9-13 aprile 2000, Istituti Editoriali e Poligrafici Internazionali, Pisa · Roma 2003, pp. 152-158

(7) C. Gobbi - E. Biocco, Matelica: abitati protostorici, in AA.VV., I Piceni e l'Italia medio-adriatica, cit., p. 156

(8) Ancora gli abitati di Crocifisso e Cavalieri di Matelica: C. Gobbi - E. Biocco, Matelica: abitati protostorici, in AA.VV., I Piceni e l'Italia medio-adriatica, cit., p. 164

(9) Ad es. nel sito di via Spontini di Matelica è stata rinvenuta una sepoltura all'interno dell'area abitativa e nel sito di Crocifisso alcune sepolture erano all'interno delle capanne stesse: C. Gobbi - E. Biocco, Matelica: abitati protostorici, in AA.VV., I Piceni e l'Italia medio-adriatica, cit., pp. 156, 164 

(10) Cfr. l'abitato di Crocifisso di Matelica datato all'VIII sec. a.C. che, in corrispondenza con l'utilizzo di tombe monumentali a tumulo di VII-VI sec. a.C., si sposta verso nord (abitati di Tiratori e via Spontini) per consentire l'ampliamento della necropoli stessa: C. Gobbi - E. Biocco, Matelica: abitati protostorici, in AA.VV., I Piceni e l'Italia medio-adriatica, cit., p. 164

(11) Nel sito di Moscosi di Cingoli sono stati rinvenuti laterizi riferibili al crollo del tetto di una struttura e un muretto di tegole a secco: M. Silvestrini, L'insediamento dell'età del ferro di Moscosi di Cingoli, in AA.VV., Piceni. Popolo d’Europa, cit., pp. 166, 167; G. de Marinis - M. Silvestrini, L'insediamento piceno di Moscosi di Cingoli: nuovi contributi, in AA.VV., I Piceni e l'Italia medio-adriatica, cit., pp. 85-102

(12) E' il caso delle due strutture abitative rinvenute nel 1977 a Pesaro: M. Luni, L'abitato di Pesaro, in AA.VV., Piceni. Popolo d’Europa, cit., pp. 167-169; anche a Matelica, al di sotto del teatro comunale, in occasione dei lavori di ristrutturazione del teatro stesso è emersa una struttura databile alla metà del V sec. a.C. costituita, tra l'altro, dai resti di un muro a secco costituito da ciottoli fluviali e pietre e da uno strato di crollo di frammenti tegole e intonaco: E. Biocco, Città romane. Matelica, l'Erma di Bretschneider, Roma 2000, pp. 24, 25; R. Virzì Hägglund., Recenti scoperte nelle province di Ancona e Macerata, in "Le strade nelle Marche. Il problema nel tempo", Atti e memorie della Deputazione di Storia Patria per le Marche 89-91, 1984-1986, pp. 353, 354

(13) Viene finalmente accantonata la tesi che le strutture murarie, per quanto semplici e primitive, siano per forza ed unicamente riferibili all'età romana: M. Luni, Gli abitati, in AA.VV., Piceni. Popolo d’Europa, cit., p. 165

(14) E. Biocco, Città romane. Matelica, cit., p. 25

(15) M. Luni, L'abitato di Pesaro, in AA.VV., Piceni. Popolo d’Europa, cit., p. 169

(16) E' il caso dell'insediamento di Colle dei Cappuccini di Ancona: M. Luni, Gli abitati, in AA.VV., Piceni. Popolo d’Europa, cit., p. 166; D. Lollini, L'abitato preistorico e protostorico di Ancona, in "Bullettino di Paletnologia Italiana", n.s. X, 65, 1956, pp. 237-262. Una pavimentazione di argilla essiccata era forse anche nel sito di via Spontini di Matelica: C. Gobbi - E. Biocco, Matelica: abitati protostorici, in AA.VV., I Piceni e l'Italia medio-adriatica, cit., p. 160; C. Gobbi, L'abitato dell'Età del Ferro della Scuola Elementare di Via G. Spontini, in AA.VV., Archeologia a Matelica. Nuove acquisizioni, San Severino Marche, 1999, p. 54

(17) C. Gobbi - E. Biocco, Matelica: abitati protostorici, in AA.VV., I Piceni e l'Italia medio-adriatica, cit., p. 160; C. Gobbi, L'abitato dell'Età del Ferro della Scuola Elementare di Via G. Spontini, in AA.VV., Archeologia a Matelica., cit., p. 54

(18) C. Gobbi - E. Biocco, Matelica: abitati protostorici, in AA.VV., I Piceni e l'Italia medio-adriatica, cit., p. 158 - E. Biocco, L'abitato dell'Età del Ferro di Via Tiratori, in AA.VV., Archeologia a Matelica., cit., p. 52

(19) Per la fornace di Moscosi: G. de Marinis - M. Silvestrini, L'insediamento piceno di Moscosi di Cingoli: nuovi contributi, in AA.VV., I Piceni e l'Italia medio-adriatica, cit., p. 88; per quella di Montedoro: G. Baldelli, L'insediamento di Montedoro di Scapezzano, in AA.VV., Piceni. Popolo d’Europa, cit., pp. 169, 170

(20) C. Gobbi - E. Biocco, Matelica: abitati protostorici, in AA.VV., I Piceni e l'Italia medio-adriatica, cit., p. 152 

(21) C. Gobbi - E. Biocco, Matelica: abitati protostorici, in AA.VV., I Piceni e l'Italia medio-adriatica, cit., p. 152, nota 16; G. Baldelli et alii, La necropoli e l'abitato protostorici in località Crocifisso: scavi archeologici 1994-1998 per la lottizzazione "Zefiro", in AA.VV., Archeologia a Matelica., cit., pp. 21, 22

(22) Rimane il sospetto però, data la stratigrafia contaminata da interventi moderni e l'improbabilità di una troppo elaborata copertura che avrebbe dovuto proteggere una struttura di tale larghezza, che si tratti in realtà di due capanne di dimensioni "normali" affiancate: C. Gobbi - E. Biocco, Matelica: abitati protostorici, in AA.VV., I Piceni e l'Italia medio-adriatica, cit., p. 154, nota 19 

(23) C. Gobbi - E. Biocco, Matelica: abitati protostorici, in AA.VV., I Piceni e l'Italia medio-adriatica, cit., p. 154; G. Baldelli et alii, La necropoli e l'abitato protostorici in località Crocifisso: scavi archeologici 1994-1998 per la lottizzazione "Zefiro", in AA.VV., Archeologia a Matelica., cit., p. 22

(24) Che poteva essere quindi, con ogni probabilità, a due spioventi: C. Gobbi - E. Biocco, Matelica: abitati protostorici, in AA.VV., I Piceni e l'Italia medio-adriatica, cit., p. 154

(25) C. Gobbi - E. Biocco, Matelica: abitati protostorici, in AA.VV., I Piceni e l'Italia medio-adriatica, cit., p. 154

(26) C. Gobbi - E. Biocco, Matelica: abitati protostorici, in AA.VV., I Piceni e l'Italia medio-adriatica, cit., p. 154

(27) C. Gobbi - E. Biocco, Matelica: abitati protostorici, in AA.VV., I Piceni e l'Italia medio-adriatica, cit., p. 154

(28) C. Gobbi - E. Biocco, Matelica: abitati protostorici, in AA.VV., I Piceni e l'Italia medio-adriatica, cit., p. 158; G. Baldelli et alii, La necropoli e l'abitato protostorici in località Crocifisso: scavi archeologici 1994-1998 per la lottizzazione "Zefiro", in AA.VV., Archeologia a Matelica., cit., p. 22

(29) C. Gobbi - E. Biocco, Matelica: abitati protostorici, in AA.VV., I Piceni e l'Italia medio-adriatica, cit., p. 156

(30) C. Gobbi - E. Biocco, Matelica: abitati protostorici, in AA.VV., I Piceni e l'Italia medio-adriatica, cit., p. 160; E. Biocco, L'abitato dell'età del ferro di via Tiratori, in AA.VV., Archeologia a Matelica., cit., pp. 51-53

(31) C. Gobbi - E. Biocco, Matelica: abitati protostorici, in AA.VV., I Piceni e l'Italia medio-adriatica, cit., pp. 159, 160; E. Biocco, L'abitato dell'Età del Ferro di Via Tiratori, in AA.VV., Archeologia a Matelica., cit., p. 52

(32) C. Gobbi - E. Biocco, Matelica: abitati protostorici, in AA.VV., I Piceni e l'Italia medio-adriatica, cit., p. 160

(33) C. Gobbi - E. Biocco, Matelica: abitati protostorici, in AA.VV., I Piceni e l'Italia medio-adriatica, cit., pp. 160-163; C. Gobbi, L'abitato dell'Età del Ferro della Scuola Elementare di Via Spontini, in AA.VV., Archeologia a Matelica., cit., pp. 54, 55

(34) C. Gobbi, L'abitato dell'Età del Ferro della Scuola Elementare di Via G. Spontini, in AA.VV., Archeologia a Matelica., cit., p. 55

(35) Si tenga in considerazione il fatto che gli scavi nell'area sono proseguiti in maniera sistematica fino ai giorni nostri e quindi non sono ancora stati pubblicati

(36) C. Gobbi - E. Biocco, Matelica: abitati protostorici, in AA.VV., I Piceni e l'Italia medio-adriatica, cit., pp. 162-164

(37) E. Biocco, Città romane. Matelica, cit., Roma 2000, pp. 24, 25; R. Virzì Hägglund, Recenti scoperte nelle province di Ancona e Macerata, cit., pp. 353, 354

(38) G. Baldelli, L'insediamento di Montedoro di Scapezzano, in AA.VV., Piceni. Popolo d’Europa, cit., pp. 169-170

(39) G. de Marinis - M. Silvestrini, L'insediamento piceno di Moscosi di Cingoli. Nuovi contributi., in AA.VV., I Piceni e l'Italia medio-adriatica, cit., p. 85

(40) M. Silvestrini, L'insediamento dell'Età del Ferro di Moscosi di Cingoli, in  in AA.VV., Piceni. Popolo d’Europa, cit., p. 166; G. de Marinis - M. Silvestrini, L'insediamento piceno di Moscosi di Cingoli. Nuovi contributi., in AA.VV., I Piceni e l'Italia medio-adriatica, cit., p. 88

(41) M. Silvestrini, L'insediamento dell'Età del Ferro di Moscosi di Cingoli, in  in AA.VV., Piceni. Popolo d’Europa, cit., p. 167

(42) G. de Marinis - M. Silvestrini, L'insediamento piceno di Moscosi di Cingoli. Nuovi contributi., in AA.VV., I Piceni e l'Italia medio-adriatica, cit., p. 89, nota 32

(43) Fra le motivazioni addotte ci sono la complessità delle strutture, l'assenza di piani pavimentali e di focolari, la pendenza del sito: G. de Marinis - M. Silvestrini, L'insediamento piceno di Moscosi di Cingoli. Nuovi contributi., in AA.VV., I Piceni e l'Italia medio-adriatica, cit., p. 91

(44) G. de Marinis - M. Silvestrini, L'insediamento piceno di Moscosi di Cingoli. Nuovi contributi., in AA.VV., I Piceni e l'Italia medio-adriatica, cit., p. 93

(45) G. de Marinis - M. Silvestrini, L'insediamento piceno di Moscosi di Cingoli. Nuovi contributi., in AA.VV., I Piceni e l'Italia medio-adriatica, cit., p. 94

 

 

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