Chiesa di San Vitale

 

Località: Torrone

Distanza da Cingoli: 6 Km 

Coordinate (dati google maps):
DD       N 43.382692° E 13.269553°
DMS N 43° 22´ 57.691" E 13° 16´ 10.391"
DM      N 43° 22.96151 E 13° 16.17318

 

 

L'edificio è probabilmente da identificare con un ambiente di incerta destinazione appartenuto all’antico castello di S. Vitale (1) adattato a chiesa in seguito al trasferimento, all’interno del castello, del titolo di S. Vitale che apparteneva alla vicina pieve.  

In una relazione del 16 agosto del 1960 lo studioso cingolano Pennacchioni così descriveva gli affreschi che decoravano le pareti interne dell'edificio. "Uno era posto nella parete interna della facciata a destra della porta, le figure erano abrasate, appena percettibili a causa della collocazione in quell'angolo della corda della campana, che, durante l'uso picchiava la parete rovinando la composizione pittorica: una crocefissione con ai lati la Vergine e S. Giovanni.

Un altro, situato poco distante, raffigurava S. Antonio Abate con la campanella recante il libro in mano e sul mantello aveva il segno della Tau greca. Nella parete destra ve n'era ancora un'altro con la Vergine e il Bambino. Dallo stile stimai, forse superficialmente, che fossero figure dipinte alla maniera della scuola dei Salimbeni di S. Severino, avendole confrontate con l'affresco che era nella chiesa di S. Domenico e che ora, riportato in tela, sta presso la Soprintendenza di Urbino per restauro. Di queste figure non esistono le foto ne altra descrizione" (2).

Purtroppo, di questi affreschi non resta più traccia; come sostiene infatti il Pennacchioni, in seguito al restauro del 1976, condotto da "muratori e manovali del tutto impreparati architettonicamente e artisticamente" (3), venne rimosso l'intonaco delle pareti e con esso gli affreschi. Dettagliata e minuziosa è la descrizione della chiesa che ci dà lo stesso Pennacchioni:

"la chiesa ha la forma rettangolare ad unica navata di m. 6,30 di larghezza e 12 di lunghezza. Il tetto a due spioventi è a vista con le strutture portanti a capriate, formate da travi di legno colleganti insieme i listelli, che sorreggono le pianelle in cotto ove poggiano i coppi della copertura esterna. 

Nelle pareti si aprono cinque porte di misura diversa. Nella parete ad est due di esse sono piccole con cornici lisce e molto semplici fatte in pietra; nella parte superiore alla porticella, che si trova presso la parete della facciata, vi è una finestra quadrata di epoca posteriore.  

Nella parete ovest si aprono altre due porte di dimensioni regolari con cornici di pietra levigata. Corrispondente a quella della parete est è stata aperta un'altra finestra quadrata di epoca posteriore. Nella stessa parete, presso l'altare, rimane la stretta e piccola monofora dell'epoca, con il suo strombo rettangolare interno, al termine del quale è stato cementato un vetro per il passaggio della luce. La parete di fondo è lineare e nuda e vi è stata posta, in tempi moderni, una semplice ed austera croce.

Nella parete sinistra vi sono ornati in cotto di una porticella ora chiusa, che metteva in comunicazione con la casa retrostante. L'altare dell'epoca, trasportato nel mezzo del presbiterio, è composto di una lastra assai spessa di pietra, sorretta da un tronco di colonna, anche questa di pietra di agglomerato rosa, chiamato comunemente brecciato, materiale adoperato in Cingoli nei tempi romani e nel primo medio evo, per la costruzione di edifici pubblici civili e religiosi. Della stessa forma sono gli altari di S. Paterniano, ora in S. Nicolò e di S. Lorenzo, chiese dell'epoca romanica. Nella parte sud vi è la porta principale di accesso alla chiesa, sormontata da una bifora a doppio strombo del secolo XIII circa. Il pavimento totalmente rifatto è in cotto rosso a mattoni rettangolari.  L'altezza delle pareti interne misura m. 6 e 7 nel culmino del tetto. 

Se il restauro ultimo ci ha privato degli affreschi, ha avuto però il merito di averci fatto scoprire che in origine l'interno di questa chiesa era diverso; infatti nelle due pareti nord e sud sono ben visibili tracce di linee di archi acuti, che testimoniano come il fabbricato originalmente avesse il soffitto costruito con strutture romanico-ogivali, simili a quelle che si trovano in San Esuperanzio e nella chiesa dell'abazia dei Santi Quattro Coronati (XI circa), di S. Sergio in Valcampana (Grottaccia): con arconi cioè reggenti il tetto a vista, oppure era a volta a vela come in S. Nicolò (1218) o a volta reale come in S. Bonfilio (1253).

Con il restauro suddetto sono state riaperte le porticine delle pareti di est e di ovest, chiuse quando la chiesa in tempo imprecisato venne ricoperta dalla strato di materiale cementizio ed  intonacata con calce (sec. XV ?). I fornici liberati dal materiale aggiunto, hanno evidenziato lo spessore del muro che misura 1,20 m. 

(foto del 27/5/2003)

L'esterno del fabbricato è interessante per la varietà delle parti della costruzione che lo compongono. E' stato innalzato con l'asse maggiore orientato nord-sud perché la parete di fondo della navata è a nord e la porta di accesso è a sud. Il tetto a due spioventi e ricoperto di coppi, appena prospicienti nelle parti che formano la grondaia. 

La facciata è a pietra squadrata in grezzo, affatto carente di materiale in cotto. Nella parte in alto, sotto il tetto, sia a destra che a sinistra si notano tracce, che delineano l'arco acuto già menzionato e che ritroviamo più precise nella parete interna. La porta di accesso è molto semplice con stipiti formati da pietre ben squadrate e levigate senza alcun ornamento; è una apertura realizzata in tempi posteriori alla costruzione primitiva, essendo l'architrave formato dalla soglia della bifora soprastante e costruito con una decina di pietre cementate insieme. La finestrina preceduta dallo strombo esterno è in pietra arenaria ed è a forma di bifora mancante dalla colonnina mediana. 

Il pennacchio centrale è ornato da un fiore a sei punte con foglie lanciolate, racchiuso in piccola cornice rotonda graffita nella pietra.Salendo tre gradini costruiti con molteplici pietre, si raggiunge la soglia della porta, che ha ai lati due tronconi di colonne, mentre altre due si trovano negli spigoli della facciata, materiale di ricupero trovato nelle vicinanze. Gli spigoli sono formati di pietre levigate; nella sommità è stato costruito in epoca posteriore il campanile a vela con l'unica campana.  

La parete di est è stata costruita alla stessa maniera e con lo stesso materiale della facciata. In essa ci sono due piccole porte dissimili, ornate con l'arco di pietra levigata. Quella verso sud è più grande di quella a nord: ambedue erano porte secondarie e di servizio. Sopra la porta a sud, nei secoli successivi è stata aperta una finestra quadrata ove compare il mattone cotto. Questa parete misura circa 14,50 m.

La parete ovest è quella che sempre ha attirato l'attenzione e l'interesse maggiori degli studiosi della storia e dell'arte di Cingoli per i singolari ornamenti che vi si scorgono. Come la parete posta ad est anche questa, misura m. 14,50, ma a differenza delle altre, è in conci di pietra arenaria levigata e posti a file regolari. Nella sommità lo spiovente dei coppi è sorretto da una cornice pulvinare. Le due porte che sono nel centro della parete sono vicine e ben ampie, come se fossero state in origine le principali. Una ha l'arco acuto, l'altra a tutto sesto e le cornici sono fatte in pietra semplice, con spigoli smussati e ornali da viticcio filiforme, caratteristico nell'epoca romanica. Due finestre disuguali permettono alla luce del pomeriggio di filtrare nella chiesa. La più grande è simile a quella aperta nella parete est in epoca successiva ed è a quella corrispondente; cosi pure vi compare il mattone cotto. Presso lo spigolo a nord vi è la monofora vicina alla figura del cavaliere ed è contemporanea alla costruzione dello stabile" (4).

Come giustamente osservava il Pennacchioni è la parete esterna di sinistra che attira sicuramente l'attenzione per la presenza di sei nicchie, abbellite da semplici cornici a più listelli, ciascuna contenente un altorilievo raffigurante un santo. Per le dimensioni ridotte e per la sommarietà dell’esecuzione le immagini sono popolarmente denominate mammocci (bambocci). I corpi raccorciati, le movenze rudimentali, il panneggio rigido e sollevato ad arco per mostrare i piedi, l’espressione attonita ne fanno simpatici esempi di arte romanica piuttosto primitiva (5).  

 

Parete con altorilievi (foto del 4/9/2011)

 

Parete con altorilievi e facciata (foto del 4/9/2011)

 

 

Gli altorilievi di S. Vitale (foto del 28/12/2003)

 

La prima figura rappresenta un asceta aureolato con le mani elevate, vestito di pelle di pecora.

Probabilmente trattasi di S. Giovanni Battista predicante l'avvento del Cristo.  

 

 

La seconda figura non ha un'identità precisa, per gli scarsi elementi che ci sono forniti dalla composizione. La figura si presenta molto corrosa nelle sue parti principali e non assicura una veritiera interpretazione. 

La formella, su cui è stato scolpito il rilievo, è più piccola dell'alveo che la contiene, per cui è stato necessario aggiungere elementi in pietra che la incastonasse nel fondo. 

La figura rappresentata sembra un personaggio posto dietro un quadrupede. Alcuni hanno voluto riconoscervi la figura di S. Giorgio a cavallo. Non è escluso che possa trattarsi di un'immagine votiva pagana

 

Localizzata fra le due porte e posta al livello più basso delle altre, sta la terza figura: la Vergine seduta in trono con il manto che le ricopre il capo e scende a pieghe a coprirle le ginocchia su cui è assise il Bambino Gesù.  

 

La quarta figura ha una cornice ben adornata e più ricca delle altre, il personaggio rappresenta un vescovo o un sommo pontefice dinanzi al trono, vestito dei paramenti sacri pontificali. Ha il capo coperto dalla mitra, con le vimpe che si scorgono poggiami sulle spalle, ove appare il pallio ricamato di figure geometriche e roselline broccate sopra la casula episcopale. 

Le mani sono coperte dai guanti e con la sinistra impugna il pastorale mentre si osserva in essa un grosso anello. Sia per gli ornati e sia per la persona raffigurata è da pensare che si tratti della statua di S. Clemente Papa a cui era dedicata la chiesa del castello di S. Vitale: Jacopo Cappellano Ecclesie S. Clementis de Castro S. Vitalis (6).  

 

Nella nicchia seguente entro una cornice molto semplice, sta la quinta figura che rappresenta l'immagine di un santo non facilmente identificabile poiché manca di ogni segno che lo distingua. Indossa una tunica in atteggiamento di preghiera con le mani giunte. 

Alcuni vi scorgono la figura di S. Vitale.  

 

La cornice che abbellisce la sesta figura è anch'essa ricca, come quella di S. Giovanni Battista e racchiude la statua di un monaco ben riconoscibile per la cocolla benedettina a pieghe che lo ricopre ampiamente fino ai piedi. Il suo gesto benedicente lo fa riconoscere per un santo abate per l'aureola che gli circonda il capo rasato. 

Potrebbe essere l'immagine di S. Benedetto o di S. Romualdo o di S. Pier Damiani santi molto conosciuti ed onorati nei dintorni per la presenza dell'ordine benedettino camaldolese della riforma di S. Pier Damiano a Fonte Avellana.

Eccetto una, tutte le figure sono state eseguite dalla stessa mano. Lo scultore ha espresso in esse la sua arte in maniera primitiva e semplice, anche se le figure sono pervase da un profondo spirito contemplativo, testimoniato dall'immobilità del comportamento e dalla fissità dei volti, senza accenno di alcun movimento e con le mani in stato di contemplazione. Solo nella seconda nicchia, ove compare il quadrupede, si ha una composizione più viva e movimentata, ma purtroppo lo stato precario in cui si trova non dà elementi sufficienti per un più approfondito ragionamento; per questo suo tipo espressivo e per gli altri rilievi accennati sopra, questa composizione è stata eseguita da mano diversa delle altre (7).

 


(1) O. Avicenna, Memorie della Città di Cingoli, Jesi 1644, p. 19 e Archivio dell’Insigne Collegiata di S. Esuperanzio, Cartella 1, Ms. di N. Vannucci, c. 225

(2) A. Pennacchioni, La chiesa di San Vitale del Torrone a Cingoli, in "Studia Picena", 48 (1982-1983), fasc. I-II, p. 180

(3) A. Pennacchioni, La chiesa di San Vitale del Torrone a Cingoli, cit., pp. 179-180

(4) A. Pennacchioni, La chiesa di San Vitale del Torrone a Cingoli, cit., pp. 180-183

(5) P. Appignanesi, Guida della città e del territorio, in Cingoli. Natura Arte Storia Costume, Cingoli 1994, p. 122  

(6) P. Sella (a cura di), Rationes decimarum Italiane nei secoli XIII e XVI, Marchia, Città del Vaticano 1950, (Studi e Testi, 148), nn. 3815, 4123  

(7) Per la descrizione degli altorilievi: A. Pennacchioni, La chiesa di San Vitale del Torrone a Cingoli, cit., pp.  183-185; P. Appignanesi, Guida della città e del territorio,cit., p. 122

 


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