Chiesa di S. Anastasio

 

Località: S. Anastasio

Distanza da Cingoli: Km 4 

Coordinate (google maps): 43°22'53.09"N 13°14'10.36"E

 

Chiesa di S. Anastasio (foto del 4/9/2011)

Della chiesa si hanno notizie fin dal 1186 come ecclesia S. Anastasii de Prato. Compare ripetutamente nell’elenco delle chiese che nel 1290-1292 pagavano la decima alla Sede Apostolica. E' intitolata ai santi Vincenzo (diacono spagnolo e martire ai tempi della persecuzione di Diocleziano) e Anastasio (monaco e martire persiano). La chiesa ha subìto ripetuti e drastici rimaneggiamenti che ne hanno rovesciato persino l'orientamento. 

Degli impianti originari rimangono numerosi frammenti di un ciborio in stucco salvato dalla dispersione intorno al 1980 da mons. Adriano Pennacchioni che li donò alla Pinacoteca comunale. Nella parete sud sono visibili materiali di spoglio di epoca romana, tra cui una parte di transenna, e altomedievale (VII o VIII secolo). Fra i materiali recuperati si segnala un frammento di lastra che riproduce un uomo calvo, con indosso una corte veste stretta alla vita da una vistosa cinta, le cui mani sono all'interno delle fauci di due animali (draghi?). Il motivo raffigurato sulla lastra frontale, un uomo tra due mostri marini che stanno per ingoiarlo, potrebbe essere identificabile con quello di Giona ingoiato dalla balena.

 

 

La facciata è rivolta ad est ma nel 1734 l'ingresso si apriva nella parete sud, probabilmente nel punto dove appare un arco oggi tamponato. I due altari descritti nella visita pastorale di quell'anno risultano essere quello sottostante all'affresco raffigurante Cristo crocefisso e i santi Francesco e Gregorio Magno e un altro scomparso dopo l'apertura dell'attuale ingresso, a seguito della quale fu costruito l'odierno altare maggiore. Gli spostamenti degli ingressi spiegano il motivo della ripetizione del tema della Crocefissione.

La struttura attuale della chiesa risale al XV secolo e a quel periodo si datano gli affreschi che ricoprono le pareti interne. Essi, che rientrano nella tipologia degli ex-voto, presentano dei testi in volgare, con errori ortografici ed influssi linguistici dialettali. 

Evidenti  sono  alcune  espressioni  dialettali,  esta  e  devotiò,  e grafie come filgliolaVa(n)gielistama(r)zzo:

 

 S(antco) Dominico

Esta . fegura . la f(ece) . f(are) . Macaria . filgliola . de Va(n)gielista

de Romane p(er) sua devotiò 1499 adì 14 de ma(r)zzo

 

 

Tra i Santi più frequentemente rappresentati spiccano S. Giovanni Battista, S. Sebastiano e S. Rocco. Seguono un monaco benedettino, identificato con S. Benedetto, e i santi Francesco, Domenico, Biagio, Michele Arcangelo e un papa tradizionalmente identificato con Gregorio Magno.

L'immagine di S. Biagio fu commissionata per ringraziamento della guarigione da un ascesso, mentre altre immagini furono fatte dipingere per devozione o santi omonimi dei committenti (Francesco e Stefano) o ai patroni delle parrocchie di provenienza o per infrazione di qualche precetto religioso (presumibilmente il S. Domenico). Rimangono dubbi su alcune identificazioni tradizionali che vedrebbero nel monaco benedettino S. Benedetto stesso e nel pontefice S. Gregorio Magno, in quanto del primo manca degli attributi che gli competono (la mitra e il pastorale quale abate di Montecassino) e il secondo della colomba ispiratrice o di latri attributi che solitamente lo distinguono. Anziché a S. Gregorio Magno si potrebbe pensare a S. Stefano I papa per la coincidenza del nome con quello del committente come avviene, nello stesso affresco, per S. Francesco.

Qualitativamente meritano menzione il S. Rocco a destra dell'altare maggiore e il S. Domenico quasi sicuramente dello stesso autore, stando ad alcuni particolari quali i pavimenti e i drappi che costituiscono il fondo e alla buona resa dei volti. Devozioni tipicamente medievali sono quelle tributate a S. Sebastiano e a S. Rocco, entrambi evocati contro la "morte nera" che flagellò i paesi europei soprattutto a partire dal XIII secolo. Interessante è anche il Cristo crocefisso con i santi Sebastiano e Michele arcangelo databile alla prima metà del sec. XVI di scuola presumibilmente umbra. Il restauro della chiesa in tempi recenti ha rilevato sulla controfacciata le originali sembianze della Madonna e di S. Giovanni Evangelista. Sembra possibile attribuire questa crocefissione all'ambito di pittori attivi a Camerino tra le fine del XV e l'inizio del XVI secolo.

 

 

Materiali di reimpiego visibili nella parete sud della chiesa (foto del 27/12/2003)

 

 

Pala dell'altare maggiore - Madonna del Carmine e i santi Vincenzo, Anastasio e un monaco di incerta identificazione, 1767 (foto del 4/9/2011)

 

 

 


Fonte:

P. Sella (a cura di), Rationes decimarum Italiane nei secoli XIII e XVI, Marchia, Città del Vaticano 1950, (Studi e Testi, 148), nn. 3839, 4033, 4136, 4326, 4479

G. Avarucci - A. Salvi, Le iscrizioni medioevali di Cingoli, Padova 1986, pp. 65-72

P. Marchegiani, Il museo civico, in AA.VV., Cingoli. Natura Arte Storia Costume, Cingoli 1994, p. 76

P. Appignanesi, Chiesa di Sant'Anastasio, Parrocchia di Villa Torre di Cingoli, depliant turistico

 

 


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