Il diavolo

In merito alla formazione della "Mano del diavolo" (ma' de u diaulu) esistono tre diverse tradizioni orali (1).

La prima sostiene che, nei primi secoli dell'era cristiana, il diavolo dovette fuggire dal territorio di Cingoli perché i suoi abitanti, abbandonati i culti pagani, avevano abbracciato la fede cristiana. Egli nel disperato tentativo di rimanere ancora presente, diede un'ultima rampata con una mano lasciando impresse nella montagna le scanalature simili a quelle delle dita. 

La seconda afferma che, nel periodo in cui era Vescovo di Cingoli S. Esuperanzio e non riuscendo egli a convertire appieno la popolazione alla nuova fede per la persistenza del diavolo, venne dal nostro patrono scacciato. Il maligno, come ultimo disperato gesto di resistenza, attanagliò e segnò la montagna del Monte Nero prima di scomparire definitivamente dal nostro territorio.

La terza versione narra che S. Bonfilio prima di poter vivere in modo eremitico, in contemplazione e preghiera (quindi necessitava di pace e tranquillità, cose che il diavolo non gli permetteva) scacciò il maligno che dimorava in quella vallata. Il demonio nel fuggire precipitosamente, appoggiò la mano al fianco della montagna lasciando impresse le enormi dita della sua mano.

 

La mano del diavolo (foto del 27/4/2012)

 

L'intervento dei Santi

Vuole la tradizione che nel luogo dove oggi sorge la chiesa di S. Michele stanziassero alcuni guerrieri ai quali, volgendo a loro sfavore le sorti della battaglia, apparve S. Michele Arcangelo che disse “Alzatevi, chè la vittoria è vostra!”. Ripresero lena i guerrieri e i nemici furono ben presto scaraventati oltre Aliforni, nel territorio di S. Severino Marche.

S. Angelo apparve anche ad alcuni viandanti per garantire loro il passaggio attraverso la valle sottostante; da allora fu istituita una confraternita di soldati, detta di S. Angelo, che per molti anni perseguì lo scopo di proteggere quanti dovevano attraversare la valle.

Un giorno, mentre Santa Sperandia si dissetava con l’acqua del Rio, il diavolo le scagliò addosso un masso che non pesava meno di cinquanta quintali. La Santa si rivolse a Sant’Angelo dicendo: “Aiutami, Angelo, che Satinasse mi affoga!”. L’Angelo fermò e puntellò il masso e la Santa finì di bere.

La stessa Santa era solita sedere presso il romitorio di S. Angelo, su un masso che ancora oggi è denominato “seggiola di Santa Sperandia” e sul quale si possono vedere le impronte lasciate dai suoi capelli.

 

Sulle cose che si vedono...

Strani fenomeni vennero osservati nei cieli  al di sopra della chiesa di S. Flaviano nell'omonima frazione cingolana: “una pia tradizione narra che dopo la venuta della S. Casa di Loreto si vedevano nella notte stellata dei lumi che da S. Flaviano si dirigevano a Loreto e viceversa” (2). 

Una tradizione cui fa riferimento lo stesso Avicenna: "Moltissimi anni sono furono da pie, e religiose Anime, e da più sorte di genti spesse fiate veduti spiccar in grande quantità lumi splendentissimi dalla Santissima Casa di Loreto, e per lo Notturno Ciel Cristallino velocissimamente volando, venire a posarsi sopra questo Santo Tempio, rendendolo con sommo stupore dei rimiranti per qualche spazio di tempo, fiammeggiante appunto, come un sole lucidissimo" (3).

Di un fenomeno simile ci riferisce anche lo Zibaldone

“1586 - Li. 30. Ottobre. Per ordine del Vescovo di Osimo si adunò una Processione generale per andare a visitare la Chiesa di S. Flaviano, ove da persone pie e degne di fede si vidde di notte più volte certi globi di fuoco, o Lumi provenienti dal cielo sopra detta Chiesa ove vi è una miracolosa Immagine di Maria SSma; perciò la Comune fa riattare la strada che dalla Città và in detta Chiesa in Campagna…” (4).

A Cingoli sarebbero numerose le case infestate dagli spiriti; di solito, queste manifestazioni avvengono in abitazioni o antichi palazzi in stato di degrado. Oltre ai classici fenomeni uditivi e visivi (colpi sui muri, movimenti di oggetti, sparizione degli stessi, incendi improvvisi) che caratterizzano l'estrinsecarsi di simili manifestazioni merita ricordare il caso di una "presenza" che per molto tempo abitò a stretto contatto con una famiglia cingolana. I fatti iniziarono a manifestarsi in una vecchia casa nella frazione di S. Maria del Rango intorno al 1940. In questa abitazione si udivano spesso dei colpi secchi nei muri, fruscii e "strani rumori". In un'occasione venne anche vista una figura eterea a cavallo di una botte. Lo stato fatiscente della casa fece decidere al proprietario la demolizione della stessa. La nuova abitazione venne costruita lì vicino riutilizzando parte del materiale risultante dalla demolizione della vecchia casa. Con sorpresa, i proprietari constatarono che i fenomeni continuavano a manifestarsi...

Le strane "presenze" del territorio cingolano non sono passate inosservate a Dario Spada che in un suo libro (5) ci ricorda un caso che si verificò, ancora una volta, nella frazione di S. Flaviano. In una casa di detta località uno spirito avrebbe impresso su un mobile l'impronta di fuoco della sua mano.

Con il termine la paura si indica generalmente un'entità disincarnata, uno spirito di carattere maligno la cui presenza era "attestata" in numerose zone di Cingoli e del suo territorio. Anche nel Monte Alvello, a pochi chilometri da Cingoli, sarebbero frequenti gli incontri con la paura e le apparizioni di una processione di frati, monache e devoti che scenderebbe salmodiando lungo il sentiero che dal Briacu conduce alla sottostante strada della Cervara per dileguare poi prima che si possano riconoscere i partecipanti (6). In quella località, nel XIII sec., venne eretto il complesso monastico-ospitaliero dei SS. Antonio e Bartolomeo (sito medievale n. 12) che venne poi trasformato in lebbrosario. La nascita della leggenda è da mettere in relazione con il ricordo  tramandatosi di questo "malsano" luogo?

Nella stessa località, inoltre, altri vi avrebbero incontrato un bambino che giocava con inafferrabili bocce d’oro (7). 

 


(1) S. Matellicani, S. Bonfilio. Vescovo ed eremita compatrono di Cingoli, Cingoli 2002, p. 7

(2) G. Malazampa, Breve guida religiosa di Cingoli e territorio, Cingoli 1925, p. 63  

(3) O. Avicenna, Memorie della città di Cingoli", Jesi 1644, pp. 256-257

(4) Lo Zibaldone è un manoscritto anonimo scritto nel XIX sec.; il compilatore, attingendo dai testi di Nicolò Vannucci e di Giovan Battista Onori, ha raccolto le notizie inerenti la storia e l'attività amministrativa di Cingoli dei secoli XV, XVI e XVII. 

Zibaldone storico della Marca Anconetana, ms Biblioteca Bernardi, p. XXXIX   P. Appignanesi (a cura di), Vicende cingolane del secolo XVI, in P. Appignanesi – D. Bacelli (a cura di), La Liberazione di Cingoli, 13 luglio 1944, e altre pagine di storia cingolana, Cingoli, 1986, p. 374 

(5) D. Spada, Guida ai fantasmi d'Italia, Armenia, Milano 2000, p. 180

(6) P. Appignanesi, Testimonianze medievali nel territorio cingolano, AA.VV., Cingoli dalle origini al sec. XVI. Contributi e ricerche, "Studi Maceratesi", 19, Macerata 1986, p. 146

(7) Si veda anche la nota 17 del contributo "Il serpente e la tessitrice"  

 

 


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