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di

Giuseppina Pistelli

AA.VV., Cingoli. Natura. Storia. Arte. Costume, pp. 140-143

 

II dialetto cingolano appartiene all'area mediana, che si distingue in marchigiano centrale, umbro,  laziale e cicolano-reatino-aquilano. Il marchigiano centrale si divide a sua volta in anconetano e maceratese, nel quale ultimo è compreso il cingolano.

Il tratto generale dei dialetti mediani è la metafonia (cambiamento di timbro di vocale per assimilazione a distanza) comunemente detta di tipo ciociaresco; è inoltre indizio di arcaicità il mantenimento, nel vocalismo finale, della distinzione fra - o e - u del latino (i neutri vengono generalmente assegnati alla terminazione in - o), che si osserva in Umbria, in parte delle Marche e dell'Abruzzo e nel Lazio meridionale.

Nel dialetto cingolano dei secoli passati, in minor misura in quello attuale, sono presenti alcuni fenomeni di un certo interesse, dei quali si elencano qui i più comuni:

 

nel vocalismo  

- labilità delle vocali iniziali (insalata > ‘nsalata, accoppare > 'ccoppà);

- alternanza di epitesi (aggiunta di uno o più fonemi in fine di parola); la vocale di appoggio più frequente è la - e. Ha luogo soprattutto con parole straniere terminanti in consonante (lapis > lapise) e con sigle (AGIP > AGIPPE, INPS > IMPESE);

 

nel consonantismo

- alterazione o assimilazione dopo liquide e nasali; per cui da mb > mm (gamba > gamma, bamboccio > mammoccio);

- sonorizzazione nei nessi con liquida (passaggio dal suono sordo al corrispondente suono sonoro (dolce > dorge, colpo > corbu);

- sonorizzazione della consonante che segue la dentale l in posizione iniziale intervocalica (caldo > callu);

- assimilazione della dentale r, in posizione preconsonantica, in contesti di verbi più particella (parlarti> parlatte);

 

nei verbi

- troncamento dell'ultima sillaba negli infiniti (mangiare > magnà);

- geminazione (ripetizione immediata di un suono) di r nei futuri (andrà > girrà).

 

Sia l'articolo maschile sia quello femminile presentano forme aferetiche: u, a, i, e, benché le forme prevalenti  siano ru, ra, ri, re. I nomi propri o indicanti parentela non sono preceduti dall'articolo. Riguardo ai pronomi, predominano le forme issu, essa, nuà, vuà, issi, esse; e inoltre me, te, ve, je. In luogo di si, si trova sempre la forma atona se (si specchia > se specchia).

Si conservano ancora forme quali fratrimu, fìjema, babbitu, nonnisu, cognatimu ecc. Non si usa quasi mai la forma issimo per il superlativo, si usano altre forme (grandissima > tantu grossa).

 


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