Iscrizioni di Cingoli. Da lettera del sig. professore C. RAMELLI  di Fabriano, al dott. G. Henzen

"Bullettino dell'Instituto di Corrispondenza Archeologica", 1846

 

 

Demolita in Cingoli nello scorso anno la porta , che dicevano montana, perché alla parte montuosa conduce del territorio, e che  chiameranno in appresso Piana dal nome del glorioso concittadino Pio VIII, rinvenuta venne fra quei sassi la seguente pregievolissima iscrizione n. 1. scolpita in pietra indigena del luogo, e mutilata tanto a capo quanto alla destra di chi legge. Trasportata questa nell'atrio del palazzo comunale al lato sinistro per cura di quel benemerito sig. gonf. cav. Antonio Felici, può essere come appresso senza alcun dubbio supplita.

 

 

N. 1

Imp. Caesari

DIVI. F. AVG. Pont.

MAXIM. PATRI

PATRIAE. TRIB. POT. XX. . .

L. VOLVSIVS. Q. F. SATVRni

PATER. PONEnD. CVRAVit

 

Non starò qui a fare vana pompa di erudizione intorno ad Augusto, ed alla famiglia Volusia della quale, a tacere di altri, due lapidi riportò anche il Marini nei suoi Arvali, poiché mi basterà asserire col dottissimo Borghesi, che ad onta delle lettere logore quasi tutte, e da me diligentemente osservate, dessa “appartiene certamente ad Augusto a molito della tribunizia podestà XX…, imperciocchè fino a Trajano " niun'altro principe arrivò a questo numero di tribunati ad eccezione di Tiberio, il quale viceversa rimane escluso perché egli non accettò, nè ebbe mai il titolo di Padre della patria. Alla medesima età la richiama il dedicante L. VOLVSIVS. Q. F. SATVRninus, ch'è il console suffetto dell'anno varroniano 742, il quale si verifica, che fu realmente figlio di un Quinto. Acconciamente poi dicesi  PATER, come in una iscrizioncella di un suo servo presso il Muratori p. 951. 10. EVXINO. L. VOLVSI. SATVRNINI. Patris. NEGOTIATORI: per distinguersi da suo figlio L. VOLVSIVS, che fu console anch'egli surrogato sotto il medesimo Augusto nell'anno 756, al cui consolalo egli lungamente sopravisse, non essendo morto se non che nel 773 per fede di Tacito An. I. 3. e. 30”.

Ne tacerò infine, siccome di questa iscrizione deve tenersi conto ancora, a sentenza dello stesso Borghesi, perché ci mostra che nelle lapidi marchigiane le sigle P. C., che generalmente si spiegano Patrono Coloniae, ponno talvolta, secondo i tempi, e le circostanze, interpretrarsi egualmente Ponendum Curavit.

Allorché poi, sedendo pontefice in Vaticano lo stesso Pio di chiara memoria, aprivasi nel sito dell'antica Cingoli suddetta (chiamalo ai nostri giorni del Borgo) la nuova strada provinciale per Jesi, dissotterrate vennero le altre epigrafi N. 2. e 3, collocate già per ordine di lui nell'atrio stesso di quel municipale palazzo a destra di chi entra.

 

 

N. 2.

 

Publio. LicI

nio. CornE

LIO. SALONI

NO. NOBILI

SSIMO. CAE

SARI ~ CIN

GVLANI

PVBLICE

D. D. P. ~

 

N. 3

 

DiVO

Vale

riano

CAES

GING

VLANI

D. D. P. ~

 

Nè sono in queste difficili ad essere reintegrate le lagune indotte dall'abrasioni nel modo, che mi son fatto a notare, poichè tacendo essersi un tal supplemento approvato anche dal nostro sommo Borghesi, dirò niun dubbio esservi per le restate parole, che la seconda iscrizione riferisca a Publio Licinio Cornelio Salonino (figlio dell'imperatore Gallieno, e di Giulia Cornelia Salonina) creato Cesare, come ognun sà, quando era di soli trè anni. In quanto poi alla terza rinvenuta insieme all'altra, cogli identici caratteri, nella stessa pietra indigena, e della medesima grandezza: tutti conoscono, che Salonino, mandato dal padre nelle Gallie per esser sotto la tutela di Albino suo zio educato nelle armi dal valentissimo Postumo, duce colà supremo nell'esercito, venne da questo tiranno nel 266 dell'era nostra, mentre non contava ancora il duodecimo anno, e prometteva di sé le più belle speranze, sacrificato all'ambizione di lui, che fattosi proclamare imperatore violentò gli abitanti di Colonia a consegnarglielo. Fu allora, che il padre dolentissimo gli ottenne dal senato l'onore dell'apoteosi: in memoria di che vennero coniate ancora non poche monete, in cui il solo nome appunto leggesi di DIVO. CAES. VALERIANO. E poichè non può dubitarsi nella seconda linea della V. iniziale di Valeriano, e nella prima della voce DIVO, cosi è certo anche per questo titolo, che tale epigrafe spetta al giovine Salonino, impossibile qui a confondersi coi due Valeriani seniore, e juniore, i  quali  non furono, come tutti sanno di quell'onore decorati. Rifuggendo poi dalla pedanteria di  scrivere alcun che sulle sigle D. D. P., le quali leggonsi chiaramente (Decreto Decurionum Publice), oda piuttosto con qual dottrina il chiariss. Borghesi ci dichiara l'abrasione delle lettere, che si veggono  in entrambi a bello studio cancellate: “Non so, se da altri, gentilmente egli mi scriveva, si sia badato, che alcuni marmi di Gallieno, e della sua famiglia, hanno, come questi due, il nome abraso. Io avvertii, molti anni sono, questa circostanza in una lapide del Museo vaticano, che la colonia Falisca per opera del suo curatore Tirio Settimio Azizzo pose ad una principessa, di cui è cancellato il nome, ma del quale ancor rimangono leggibili le due prime lettere CO.., per cui la credei dedicata a Cornelia Solonina. La stessa avvertenza ho poi ripetuta in un'altra iscrizione, e ciò trova corispondenza nella storia. Imperocché Trebellio Pollione nella sua vita c. 15. ci dice, che i soldati del suo esercito, dopo che fu ucciso, Gallienum Tyrannum militari iudicio in fastos publicos retulerunt, e Vittore (De Caesaribus) ci fa sapere, che il senato procedè a passi violenti contro i suoi parenti ed amici, cum irruens vulgus pari clamore Terram Matrem, Deosque inferos precaretur sedes impias uti Gallieno darent. Sta bene dunque, che sia per odio del popolo, sia per decreto del senato in quel primo furore si abrogasse in alcuni luoghi la memoria sua e dei suoi, benché la cosa non piacesse poi al successore Claudio, che obbligò anzi lo stesso senato a riporre Gallieno fra i Divi”.

E giacché di lapidi imperiali le tengo qui proposito, non lascerò inediti altri frammenti, trovati tra i ruderi d'Attidio il 4, di Tufico il 5.

 

N. 4. 

                           

Imp.Caes.Divi  

TraiANI. PARTHICI. Fil

 TrAIANUS.HADRIanus   

Aug. P. M. TRIB. POT.....

 

 

N. 5.

IMP. CAESARI

DIVI. ANTONINI

Fil. DIVI HADRIA

Nep. Divi. TRAIANI

Parthici. PrONEP

Divi. Nervae. aBNE…

 

Niuna incertezza può cadere intorno al supplemento della 4, che è in marmo bianco, già collocata nell'atrio del palazzo comunale in Fabriano dal mio genitore Cav. Gius. M., quando era gonfaloniere. In quanto alla 5. esiste essa ora nell'atrio della chiesa parocchiale in Albacina, castello poco lungi dal distrutto Tufico, per cura del’attuale rettore mio amatissimo amico Sig. D. Raffaelle Ambrosini.   

 

 


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